"Il mancato ritorno in società con gli americani? I matrimoni si fanno sempre in due. Vabbeh, purtroppo succede. Ti sposi e ti lasci, inizio e fine come in tutte le cose, penso, no? Io ho lasciato un incarico da dirigente, tre anni di contratto e lo sottolineo. Se devo restare in società per non fare niente, mollo. Non rubo i soldi".
"Ma io mi allenavo con tutta la squadra e facevo quello che dovevo fare. Certo, eh, il lunedì o il martedì facevo a parte per tutte le botte che avevo preso la domenica, un po’ di recupero. Mazzone è l’allenatore che mi ha capito meglio degli altri? Mazzone e Zeman. Bianchi voleva mandarmi via, Non l’ho mandato via io, ma il presidente Sensi.
Ero influente in società... Voglio dire che giustamente incidevo, ma facevo il giocatore ed ero un giocatore importante, il capitano della Roma. È normale che avessi un peso specifico, un peso diverso da tutti gli altri. Però non facevo parte della tavola rotonda".
"Popolarità a Roma? Da quando ho smesso è addirittura aumentata. Forse perché sono nato, cresciuto e morto con un’unica maglia. Quando si chiudono venticinque anni di storia sei morto e invece qui a Roma, per tutti, sono vivo, vivissimo. È la scelta che ho fatto, l’amore che ho dato alla gente e come mi sono sempre posto con gli altri".
"La 10 a Dybala? Non si dà una 10 solo perché fai bene cinque, sei, sette partite. Ho sempre detto che bisogna preparare un percorso che consenta a un giocatore importante di rimanere a lungo alla Roma. Non esistono i 10 di passaggio. Alla fine la decisione di dare o meno la 10 a Dybala o a Marco o a Luca spetta alla società"
"Francesco, hai detto che dal 2001 al 2008 eri imbarazzante. "Sì". Accompagna la risposta con un sorriso largo, uno dei suoi.
"Un italiano che si avvicinava a me? Tutti dicevano Mancini, però io non è che l’ho vissuto, ero quasi all’inizio. Anche lui alla Sampdoria faceva il trequartista, la prima punta, un po’ tutto. Ma non gli stessi gol che ho fatto io. Gli assist piacevano anche a me, prima che Spalletti mi facesse giocare centravanti li trovavo più importanti dei gol"
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