Giuseppe Riso, noto procuratore, tra gli altri, di Tonali, Cristante, Mancini, Ahanor e Frattesi, ha parlato a Tuttosport, ripercorrendo alcune delle tante operazioni che hanno visto coinvolti i suoi assistiti. Queste le sue parole.
“Ci sono squadre che hanno fatto un mercato importante e altre che potevano fare qualcosa in più. Ma il mercato si giudica sempre dopo. A gennaio quello che oggi sembra un fenomeno diventa un problema e quello che oggi sembra un problema diventa un fenomeno”.
“Dietro a un’operazione come Tonali al Tottenham ci sono tanti anni di lavoro. Non sono io ad aver segnato il record: è Sandro che lo ha meritato sul campo. Io al massimo ho fatto qualche telefonata in più. Il Tottenham è una società che aveva un’idea molto chiara di Sandro. Quando una società ti fa capire che un giocatore è una priorità, diventa tutto più semplice”.
“Mancini? Quando ha deciso di restare e rinnovare con la Roma mi ha detto una cosa molto semplice: ‘Giuseppe, io voglio rimanere qui’. E io gli ho risposto: ‘Ma sei sicuro? Perché se poi sei pazzo, almeno dimmelo prima!’. Ha fatto una scelta di cuore. E non è scontato, soprattutto quando hai davanti un’offerta economicamente importante. Lui ha dato più peso a quello che sentiva che a quello che avrebbe potuto guadagnare”.
“Frattesi e Pinamonti alla Lazio, un momento importante per entrambi. Davide aveva bisogno di sentirsi al centro di un progetto e di ritrovare quelle sensazioni che magari negli ultimi tempi gli erano mancate. Ha fatto una scelta coraggiosa: rinunciare alla certezza di giocare per vincere i trofei per rimettersi in gioco come calciatore, cosa che per lui, in questo momento vale di più. Per Andrea il discorso è simile, voleva una sfida difficile, nella quale giocare un ruolo da protagonista. Un’esigenza altrettanto chiara: essere e sentirsi importante”.
“Quella di Ahanor per l’Atalanta è senza dubbio una grande operazione. Ma se un ragazzo così giovane arriva a una valutazione del genere significa anche che ancora oggi in Italia abbiamo i talenti e li sappiamo far crescere. Il fatto che restino qui non è centrale, soprattutto se la loro destinazione è la Premier League, un campionato che spesso ho definito essere la Nba del calcio e che, come tale, sicuramente può contribuire in modo decisivo alla loro crescita, perché è altamente sfidante, restituendoli più forti alla nostra Nazionale”.
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