Sette giorni all'ora X. Il Milan di Ruben Amorim, impegnato nell'amichevole di Ferragosto, a Breslavia contro il Manchester United, ex squadra del tecnico portoghese, disputa l'ultimo test prima del debutto ufficiale in stagione, previsto per domenica 23 agosto allo Stadio Grande Torino contro i granata della vecchia conoscenza Ignazio Abate. Esordio da non fallire per non vedere i primi spettri, dopo un'estate non facile, anche perché nelle ultime due annate sono arrivati un pari per Fonseca, proprio contro il Toro, e un ko per Allegri, in casa contro la Cremonese.
Vediamo dunque, a una settimana dal via, cosa funziona e cosa non funziona fra campo e mercato
Il Milan di Amorim è una creatura completamente differente rispetto a quello di Allegri e si è evinto sin dalle prime uscite stagionali: la squadra, seppur abbia finora raccolto due pareggi, contro Celtic e Inter, e un brutto ko, contro il Chelsea, prova a fare la partita, giocando a viso aperto e pressando alto. Uno stile improntato sul 3-4-2-1 dell'ex Sporting che lascia intravedere un'idea di calcio ben definita e precisa, con l'intento di dominare la partita e non subirla, come avveniva l'anno passato. Sicuramente gli attaccanti e gli uomini d'estro possono giovarsi di questa condizione, così come la spettacolarità delle gare per quanto riguarda i tifosi. Quello che rassicura maggiormente è la volontà del tecnico e la sua chiarezza d'intenti, che non dovrà abbandonare, anche in caso di risultati inizialmente negativi.
Chiaramente, questa impostazione presenta un rovescio della medaglia ricco di incognite: la squadra deve nuovamente modificare, per il terzo anno di fila, la propria filosofia, dopo essere passata dal calcio propositivo di Fonseca a quello conservativo di Allegri, traslando ulteriormente a una nuova idea di gioco. Alcuni interpreti che sembravano aver trovato maggior sicurezza e garanzie dallo stile allegriano sono apparsi in difficoltà con i nuovi dogmi di partenza dal basso e proposta di gioco in ogni situazione, vedi ad esempio Pavlovic, uno dei migliori lo scorso anno.
Altri invece non sono proprio adatti e l'eccessiva valutazione in tournée da parte dell'allenatore portoghese ha dilatato i tempi sul mercato, seppur sia stata necessaria per impostare un progetto pluriennale come richiestogli da Gerry Cardinale. Preoccupano i tanti goal subiti: sei finora in tre gare, frutto di una difesa spesso alta che deve rincorrere. Il dubbio è che l'integralismo di Amorim possa rivelarsi un ostacolo invece che un plus, se i risultati non dovessero essere inizialmente positivi.
Cardinale e gli uomini mercato rossoneri sono stati rapidi nel cogliere le occasioni a inizio trattative, per portare alla corte di Amorim due pedine fondamentali, delle quali non si poteva più fare a meno: in attacco è arrivato Goncalo Ramos, l'acquisto più caro della Serie A e della storia del Milan con i suoi 75 milioni di euro, un bomber che è una garanzia e probabilmente il miglior profilo prendibile sul mercato, visto che si trattava dell'attaccante di riserva dei Campioni d'Europa del PSG.
Stesso discorso per la difesa: Mario Gila, che si è infortunato contro il Celtic e che è rientrato in gruppo in questi giorni, è una presa importante, visto che i rossoneri sono riusciti ad avere la meglio su Napoli, Inter e altre concorrenti, che lo spagnolo conosce alla perfezione il campionato italiano e che si tratta di una pedina fondamentale per la retroguardia, come dimostra il buon esordio contro gli scozzesi. Due necessità che sono state colmate subito e senza badare a spese.
Poi però tutto si è improvvisamente fermato. Il Milan, che aveva bruciato la concorrenza e aveva iniziato l'estate con un netto vantaggio sulle avversarie, si è fatto raggiungere e superare dalle rivali, con 4/5 squadre che al momento appaiono superiori: un mese, quello di luglio, di inspiegabile immobilismo. Pesano le valutazioni di Amorim, alcune inutili o troppo lunghe dal punto di vista delle tempistiche, ma soprattutto le difficoltà di sfoltire la rosa in uscita, con 7/8 giocatori palesemente inadatti che però non hanno offerte e che ora rischiano di rimanere obtorto collo o di essere svenduti o prestati, vedi Athekame al Lione.
Tomori, Fofana, Odogu e sorprendentemente Nkunku sono fuori dal progetto. Gimenez ed Estupinan paiono nella terra di mezzo e rischiano di passare dalle porte scorrevoli delle trattative a un posto in campo, se non arriveranno proposte soddisfacenti per ora non pervenute. L'idea di far filtrare una short list di cessioni al 13 di agosto non è sembrata una mossa utile per favorirle, soprattutto nel caso di calciatori con contratti brevi. Senza contare la situazione di Leao, il calciatore più pagato della rosa che si è messo in vendita da solo, non ha ricevuto offerte all'altezza e ora sembra anche poter restare a Milano, non si sa bene con quale status e indole, se non si riuscirà a cederlo nei prossimi giorni. Anche il malumore di Maignan e Rabiot, che rientrano a una settimana dal via a Milanello, dovuto all'addio di Allegri, si è rivelato un boomerang, visto che si tratta di due capisaldi della rosa.
Le mancate cessioni hanno frenato il mercato in entrata e al momento almeno due ruoli, quello di difensore centrale e di esterno sinistro, assieme a Gabbia e Bartesaghi, sembrano sguarniti. Amorim per la retroguardia aveva chiesto Goncalo Inacio a inizio mercato e alla metà di agosto ancora non è arrivato. Senza contare i dubbi dal punto di vista numerico in alcune posizioni: insomma, seppur Cardinale abbia garantito per gli acquisti, il Milan a metà agosto, a una settimana dall'inizio del campionato e a due dalla fine del calciomercato, è ancora un cantiere aperto, e non è facile realizzare in quindici giorni ciò che non sei riuscito a fare in tre mesi.
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