La Lazio è durata un tempo, il primo. Anche il Milan, ma il secondo. Raramente si vede una partita tanto capovolta, in apparenza difficile da commentare se non con l’estrema semplicità delle scelte di formazione.


In partenza Amorim ne aveva sbagliati un paio (Estupinán indietro e Loftus in avanti), entrambi determinanti per agevolare il dominio di Gattuso. Il Milan è entrato in spogliatoio stordito, ne è uscito rivitalizzato dai tre cambi della qualità (Moreira e Pulisic), nonché della disperazione, ovvero Musah al posto di Modrić. Il Milan mostruoso è diventato bello, viceversa la Lazio arrembante si è rattrappita. Così è finita 2-2.


Commenti sui singoli, in ordine di reparto. Maignan incolpevole sui gol del primo tempo, poi spettatore nel secondo. Gila ci teneva a far bella figura, e l’ha fatta, considerato che dalla sua parte doveva marcarne due in un colpo solo: Zaccagni e Nuno Tavares.

De Winter ha perso il duello con Noslin, non esattamente un avversario da tramandare ai posteri. Pavlović potente e prepotente come al solito, forse più irruento del solito ma generosamente pericoloso nelle incursioni in attacco.

Nel quartetto di centrocampo Chukwueze è stato travolto da Nuno Tavares, mentre Modrić (nel primo tempo) e Rabiot si sono cercati senza mai trovarsi liberi, perché stritolati dal pressing e dalla superiorità numerica laziale.

Nella ripresa Musah ha portato quantità e aggressività: si è battuto con impegno e, alla resa dei conti, ha fatto un figurone. Capitolo a parte per Estupinán, che ha replicato le imbarazzanti disattenzioni di qualche mese fa, quando il gol di Isaksen aveva sparecchiato le briciole di illusione scudetto per il Milan di Allegri. L’esito - o meglio: l’incubo - non è cambiato con il Milan di Amorim. È cambiato solo il carnefice sull’indifeso Estupinán: stavolta è stato Cancellieri.

In avanti Loftus-Cheek è sembrato nient’altro che il giocatore ormai sopportato da anni: anziché il “vorrei ma non posso” degli scarsi, lui pare un buon giocatore che adagia con il personalissimo slogan “potrei ma non voglio”. Nella blanda confusione generale, Cissé non poteva fare molto più che assistere. E quello ha fatto: è stato spettatore suo malgrado, incolpevole, dello scempio iniziale. In avanti anche Gonçalo Ramos è stato inesistente. Ma va detto che, a parte la partita con il Venezia, continua a ricevere pochissimi palloni invitanti.

Nella ripresa si è rivisto finalmente Pulisic, che ha mostrato con i fatti - e non con le parole - perché merita molta più considerazione. I due gol li ha però autografati Moreira, scatenato ed esaltato a beneficio di se stesso e della squadra. Una settimana fa era sembrato fumoso, stavolta è diventato il furioso primattore della rimonta. Quale sarà il vero Moreira?

Non è l’unica domanda che accompagna il Milan di Amorim, che ha appena assaggiato il feroce processo dei social. Alla fine i critici dopo 45 minuti si sono rimangiati tutto e per l’allenatore portoghese è arrivata un’assoluzione con formula piena: basta non ripetere gli errori (di formazione) e l’approccio (del primo tempo).


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