L'allarme rosso non può scattare dopo appena due partite di Nations League, affrontate volutamente con un blocco allargatissimo di 44 giocatori e l'intenzione di sperimentare il più possibile perché di tempo ce n'è poco. Jurgen Klopp prova a rintuzzare i primi attacchi dopo il pareggio della sua Germania con l'Olanda e soprattutto la prima storica sconfitta in gare internazionali contro la Grecia, passata per 1-0 ad Augusta. E' il segno dei tempi che cambiano e che mettono a nudo i problemi strutturali di un movimento calcistico che oggi non sembra godere di una salute troppo diversa da quella della nostra Nazionale.
“Non siamo più una squadra di vertice. In questo momento, siamo solo una squadra media. Non abbiamo più giocatori che fanno la differenza. Anche la Grecia ha Karetsas, Tzolis, Pavlidis - per me quelli sono giocatori che fanno la differenza. Speriamo che Jürgen Klopp riesca a sviluppare una squadra che possa giocare il calcio di Klopp”. E' questa l'analisi impietosa di Bastian Schweinsteiger (campione del mondo nel 2014 e finalista ad Euro 2008) sulla crisi generazionale che ormai da qualche anno sta affliggendo il calcio tedesco. Dopo la vittoria dell'ultimo titolo iridato nel 2014, la Mannschaft è infatti andata incontro a due eliminazioni consecutive al primo turno nel 2018 e nel 2022 e questa estate è uscita di scena ai sedicesimi di finale contro il Paraguay. Il solo punto raccolto nelle prime due uscite in Nations League mette già la Germania con le spalle al muro, perché il distacco dalle capolista Olanda e Grecia è già di 5 punti e il prossimo match di giovedì contro la Serbia rischia di essere già decisivo in ottica qualificazione ai quarti di finale.
Non va dimenticato inoltre come il rendimento in Nations League avrà delle conseguenze nel percorso di qualificazione al prossimo Europeo del 2028, oltre che per ragioni di ranking e prestigio. Un po' come per l'Italia però questa competizione servirà soprattutto per sperimentare i tanti nuovi calciatori che Klopp ha voluto coinvolgere nella prima tornata di convocazioni, della quale hanno fatto parte anche giocatori dal curriculum importante come Joshua Kimmich. Tra i più deludenti contro la Grecia – è lui a perdere il pallone che innesca la giocata decisiva per il goal poi decisivo di Kourbelis, favorita anche dalla deviazione successiva del giocatore del Bayern Monaco – farà rientro in Baviera nelle prossime ore per fare spazio al secondo blocco di 22 giocatori che affronteranno i prossimi impegni in calendario con Serbia e Grecia.
Una scelta nota da tempo ma che non sembra aver trovato una totale accettazione da parte di Kimmich: “È difficile andarsene. Avrei voluto restare, ma capisco anche che l’allenatore voglia conoscere alcuni degli altri ragazzi. Il piano fin dall’inizio era che ruotassimo. Quindi, tiferò per i ragazzi da casa. Speravo fino alla fine che potessi restare. Le parole di Schweinsteiger? Riesco a stento a non essere d'accordo. Al momento, siamo ben lontani dall'essere una squadra di vertice”. Per le prossime due partite, Klopp punterà su Atubolu, Urbig e Dahmen come portieri, su Thiaw, Treu, Anton, Baku, Jeltsch, Raum, Mittelstadt e Schlotterbeck come difensori, Pavlovic, Baur, Bischof, Conté, El Mala, Engelhardt, Karl, Wirtz e Schernant a centrocampo e su Woltemade, Burkardt e Gnabry come attaccanti.
Al netto degli esperimenti, per certi versi assolutamente necessari per individuare in tempi rapidi i giocatori più adeguati ad interpretare il credo tattico di Klopp, la stampa tedesca non ha lesinato critiche all'ex manager del Liverpool dopo il misero bottino di un punto nelle prime due uscite da commissario tecnico al posto dell'esonerato Nagelsmann. Questa è infatti la peggiore partenza di sempre per un allenatore della Germania e la sconfitta interna contro la Grecia ha amplificato una situazione già di per sé negativa. L'impressione che la Bundesliga non riesca più a produrre talenti generazionali è contenuta nella fotografia che Schweinsteiger fa invece della nazionale ellenica, che dopo il sorprendente Europeo del 2004 vive probabilmente il suo periodo migliore della sua storia a livello di quantità di talenti prodotti. Alcuni dei quali militano curiosamente proprio in Bundesliga (Karetsas e l'infortunato Konstantelias, entrambi al Borussia Dortmund, in passato lo stesso centravanti Pavlidis e Masouras e ovviamente la nuova stella dell'Arsenal Tzolis) e altri hanno trovato uno sbocco negli altri principali campionati europei come quelli di Italia, Inghilterra, Spagna e Portogallo.
Senza dimenticare la base profondamente autoctona – sono 8 i rappresentanti della Super League a disposizione del ct Jovanovic – che conferma come il livello generale anche del campionato greco sia migliorato. Al netto delle problematiche affrontate anche nel recente passato sul piano organizzativo ed economico, la corsa per il titolo non è più un discorso aperto solo per le solite Olympiacos e Panathinaikos e il numero di giovani talenti esplosi ed usciti dal Paese per confrontarsi con realtà più competitive è in aumento. L'esatto opposto di una Bundesliga cannibalizzata dal Bayern Monaco, salvo rarissime eccezioni, e in cui l'impatto dei giocatori stranieri ha certamente portato dei benefici a quei ragazzi – italiani, inglesi, turchi, scandinavi e statunitensi su tutti – che hanno visto nella Germania un'opportunità per giocare con continuità e migliorare, ma che al contempo non ha favorito l'emersione di prospetti di casa da preparare anche per la nazionale. Se il fallimento agli Europei 2004 avevano segnato il primo momento di rottura del movimento tedesco, con la rivoluzione tecnica di ispirazione spagnola che avrebbe poi portato a diversi piazzamenti prima del tripudio mondiale in Brasile del 2014. Dal quale però la Germania non si è più rialzata, contestualmente con la progressiva scomparsa di quei campioni generazionali – Neuer, Lahm, Scheinsteiger, Gotze, Ozil e Klose, per fare dei nomi – che avevano segnato un'epoca.
Così come Roberto Mancini ha individuato nell'assenza dei Baggio, dei Totti e dei Del Piero la causa principale della crisi del movimento italiano, anche i tedeschi si interrogano su questa perdita progressiva ed inesorabile di talento che affligge da almeno un decennio un'altra storica grande del calcio mondiale. Klopp chiede tempo per seminare e raccogliere poi nel futuro prossimo i frutti del suo lavoro e prova a fare da scudo ai suoi giocatori: “Prendetevela con me, non mi sentirete mai dire che abbiamo una squadra scarsa. La colpa eventualmente è mia. Non siamo così scarsi ma non siamo nemmeno così bravi. Se volete criticare qualcuno, criticate me. Lasciate che i nuovi giocatori si sviluppino. I giocatori affermati sono giocatori di vertice nei loro club, e hanno il mio sostegno. Mi ha sorpreso che alcune persone abbiano fischiato. Il futuro è luminoso quanto lo rendiamo noi. Lo affronteremo con tutto quello che abbiamo. Continueremo su questa strada. Sapevo che il momento del calcio tedesco non fosse proprio al top e che sarebbe servito del tempo per trovare delle soluzioni”.
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