Che Luciano Spalletti è quello che sta allenando la Juventus? E' la versione ispirata, intuitiva e a tratti geniale che portò il Napoli alla conquista dello Scudetto del 2023? Oppure è lo Spalletti cupo, imperscrutabile e ondivago nelle scelte che abbiamo visto sulla panchina della Nazionale dal disastroso Europeo del 2024 fino al naufragio con la Norvegia?


Analizzando la comunicazione dell'allenatore della Juventus, alcune dichiarazioni di questi giorni lasciano qualche perplessità, sulla capacità di Spalletti di gestire una squadra e un ambiente che hanno perso ormai da anni la loro identità vincente. Partiamo dal tono di alcune parole del post Cagliari, quando Spalletti ha messo un accento importante e utilizzato parole piene di enfasi sul fatto che lui e i calciatori, in questa fase, non giocano semplicemente per vincere delle partite, ma si giocano addirittura la carriera, la vita sportiva. Per una squadra e una società che, dopo anni di repentini cambiamenti e rivoluzioni, stanno cercando continuità e serenità, questo punto esclamativo sulla 'vita o morte' sportiva ci è sembrato eccessivo. E, da parte di Spalletti, anche ingeneroso verso se stesso, quando dice: "Io mi gioco non il risultato di stasera, ma il finir bene una carriera perché ho 70 anni ormai".


Sembra quasi che queste parole 'definitive' nascondano insicurezza e incertezza, come quando Spalletti dichiara: "I tifosi sognano Conte? Io non voglio deludere Carnevali e cercherò di diventare l'allenatore che lui vuole". Ma in che senso 'diventare'? Se Carnevali ha scelto di continuare con Spalletti, probabilmente è perché già lo ritiene l'allenatore che vuole. Altrimenti lo avrebbe cambiato. Ecco, la domanda è: il tono delle dichiarazioni di Spalletti motiva la squadra o le porta ulteriori dubbi?


Un capitolo a parte, riguarda il confronto fra Spalletti e Fabio Pisacane, allenatore del Cagliari. La sensazione è che Spalletti già dalla vigilia abbia perso il duello verbale a distanza fra i due, prima ancora delle frasi rivolte al più giovane collega dopo il fischio finale del match. Ricordiamo che al sabato, 24 prima della partita, Pisacane aveva parlato per primo in conferenza, dichiarando: "La Juventus non è una squadra perfetta". Da Torino, sempre in conferenza, Spalletti replicava: "Pisacane e Giulini si sono meritati i punti che hanno, ma non la vittoria dello scorso anno. Quella non se la sono meritata".


Al di là della presunta perdita di tempo del Cagliari, per la quale Spalletti eventualmente avrebbe dovuto lamentarsi con l'arbitro più che con Pisacane, la sensazione quindi è che qualcosa già covasse nell'animo del tecnico di Certaldo, fin dal match della scorsa stagione, un qualcosa che lo ha innervosito alla vigilia e che poi è sfociato nel suo atteggiamento a fine partita. Un atteggiamento sicuramente da censurare, sbagliato, che è costato a Spalletti una giornata di squalifica con questa motivazione: "Per avere, al termine della gara, assunto un atteggiamento provocatorio nei confronti dell'allenatore della squadra avversaria che creava un momento di tensione tra i componenti delle due panchine". Un turno di stop anche per Pisacane, con questa motivazione: "Per avere, al termine della gara, reagito al comportamento provocatorio dell'allenatore della squadra avversaria alimentando un momento di tensione tra i componenti delle due panchine".


In sintesi, Spalletti ha provocato, Pisacane ha reagito.


Torniamo alla domanda iniziale: quale versione di Spalletti sta allenando la Juventus? Oppure, in altri termini: l'allenatore della Juventus può permettersi di farsi squalificare per aver provocato una polemica con l'allenatore del Cagliari?