All'alba del 2020 a Napoli arriva un centrocampista con un nome che da quelle parti non è mai banale: Diego. Di cognome fa Demme, è un tedesco pescato nel Lipsia, con origini italiane prese dal padre calabrese ma tifoso azzurro e di Maradona. Da qui la scelta del nome del figlio. Rispetto all'idolo del papà Demme aveva caratteristiche difensive, la sua avventura a Napoli durò quattro anni e mezzo al termine dei quali tornò in Germania - all'Hertha Berlino - con uno scudetto in tasca ma senza lasciare grandi ricordi.
Oggi Demme ha 34 anni e si è ritirato dal calcio giocato e nel corso di un'intervista rilasciata al podcast Behind the Athletes - uno dei più seguiti in Germania - ha parlato anche della sua esperienza a Napoli: "Rispetto a Lipsia il centro estivo era mini. Forse come una terza serie qui in Germania, direi. Tre campi, una palestra piccolissima, uno spogliatoio piccolissimo; non c’era tutta la struttura intorno, dovevi organizzarti da solo. Arrivavi mezz’ora prima dell’allenamento, in Germania sempre un’ora e mezza prima".
Demme racconta curiosità e retroscena del suo arrivo al Napoli: "Il 3 gennaio sono rientrato in Germania e il procuratore mi ha chiamato subito per dirmi che c'era l'interesse del Napoli. Io a Lipsia stavo benissimo, gli dissi che eventualmente se ne sarebbe riparlato in estate. E lui: 'No, devi andare subito. Gattuso è carico e ti vuole a Napoli'. Rino era il mio idolo d'infanzia, mi sono convinto ad andare ma quando ho dovuto lasciare Lipsia ho pianto. Credo che Gattuso in me abbia visto quello che incarnava lui stesso da giocatore: la mentalità senza palla e la voglia di aggredire l'avversario nei contrasti. Al Napoli, allora, mancava proprio questo. Alla prima partita mi ha dato subito una pacca sulla spalla e mi ha abbracciato, ha una tale energia che ti fa entrare in campo come un gladiatore. Dopo aver avuto mio padre come allenatore pensavo che nessun allenatore potesse essere come lui a livello di carica e motivazioni, Gattuso con le sue urla c'è andato vicino".
Nel corso dell'intervista il centrocampista ha svelato un retroscena legato alla vita fuori dal campo a Napoli: "A Lipsia mi interessavo molto di alimentazione, quando sono arrivato a Napoli ero vegano da un anno e anche lì avrei voluto continuare su quella strada; al primo bar ho ordinato latte d'avena e mi hanno guardato come a dire 'ma che vuole questo?!'. Dopo una settimana avevo chiesto con il mondo vegano: ho iniziato a mangiare carne, pesce, latte… di tutto. E, chiaramente, anche la mozzarella".
Dopo aver salutato il Napoli Demme ha giocato un paio di stagioni in seconda divisione tedesca all'Hertha Berlino, poi il ritiro, forzato: "Due commozioni cerebrali mi hanno messo completamente fuori gioco; non solo nel calcio, ma anche mentalmente e nella vita privata. Credo che se non le avessi avute, forse giocherei ancora all’Hertha".
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