Queste le pagelle di Calciomercato.com delle 20 squadre di Serie A. Qui tutti i trasferimenti (LEGGI LA NOTIZIA).
Nuovo progetto significa nuovo allenatore e nuovo direttore sportivo, che ha alzato il livello. Quello dell'Atalanta è stato un mercato da big, in entrata e in uscita. Palestra e Ahanor hanno portato nelle casse nerazzurre circa 100 milioni di euro, le altre cessioni, da Maldini a El Bilal Touré non lasciano rimpianti. Veder partire De Roon fa male al cuore, ma l'olandese c'entrava poco con le idee di Sarri. In entrata Kessie regala quantità, qualità e leadership, Kristensen porta solidità, Rowe aggiunge imprevedibilità e superiorità numerica. In più c'è Gaetano davanti alla difesa, una scommessa che può essere vinta (anche in chiave Nazionale). Mezzo voti in più per avere trattenuto i big, da Carnesecchi a De Ketelaere, passando per Ederson.
Che fosse un mercato con tanti punti di domanda lo si è capito subito, con la scelta di sostituire Castro e Dallinga con due punte in cerca di riscatto, per ora da "vorrei ma non posso" come Piccoli e Dovbyk. Scommesse, come Amondarain dell'Estudiantes. L'addio di Lucumì si farà sentire, così come quello di Freuler, che non avrà più lo smalto di una volta, ma ha carattere e personalità. Bene il rinnovo di Orsolini, male l'addio di Rowe. Mbangula merita attenzione e fiducia, ma a oggi non vale l'inglese. Domanda: non era meglio comprare un portiere?
Niente sufficienza per il Cagliari, che in una sessione ha perso tre giocatori fondamentali per l'ultima salvezza, ovvero Palestra, Gaetano ed Esposito, senza sostituirli. I dubbi principali riguardano l'attacco, tutto è sulle spalle del giovane Mendy, dell'arrivo dell'ultimo minuto Nzola e dell'enigmatico Kevin Carlos, zero goal in 23 partite con il Nizza nell'ultima Ligue 1. La speranza è che in Sardegna ritrovi lo smalto di Basilea (12 reti nel 2024-25). Romano è un'invenzione e alza il voto, Fazzini, Maldini e Fadera hanno talento ma nel recente passato si sono accesi a fasi alterne. Tradotto, devono fare il salto di qualità, non possono vivere di espedienti. L'esperienza la portano Winks e Gagliardini, Massolin va visto in Serie A. Squadra incompleta.
Obiettivo alzare l'asticella, il Como ha lavorato in maniera sapiente, per regalare una rosa lunga a Fabregas, che vuole confermarmi in campionato e sorprendere in Champions. Milla è un innesto sottovalutato, perfetto per la macchina di gioco dello spagnolo, Chalobah è quello che mancava in difesa. Yan Couto e soprattutto Kaiki sono due frecce che torneranno utili, Ricci conosce il campionato e può ricoprire più ruoli. Liberali a 6 milioni di euro è un affare, Kean è la punta che mancava. L'anno scorso senza Douvikas l'alternativa era Morata (ceduto in serie B spagnola, al Leganes), l'upgrade è sotto gli occhi di tutti. La ciliegina sulla torta è il riscatto dal Real Madrid di Nico Paz. Che il Como stia diventando da grande lo si capisce anche da queste operazioni. E poi c'è la conferma di Baturina, per il quale sono stati respinti tutti gli assalti dalla Premier.
"Comprare tanto non significa necessariamente fare un buon mercato" (cit). La campagna acquisti dei viola è una via di mezzo tra il 7 di luglio e il 5 di agosto. Atta è un colpo luccicante, Mastantuono, anche se in prestito secco, fa sognare, ma quanti punti di domanda. A partire dalla difesa: Dragusin, Alex Jimenez e Joao Mario non si discutono in termini di valore, ma arrivano da una stagione con troppe ombre. Davanti Pellegrino e Beto sulla carta non valgono Kean, Gnonto a Leeds è diventato una seconda scelta, Njie è tutto da scoprire. Giudizio rimandato su Oulai: lo descrivono come un giocatore "generazione", ma è comunque costato circa 30 milioni di euro. Un'ultima nota: era necessario cedere Gudmundsson? Pedro Goncalves è forte, ma in Italia è da vedere, valutare. Tante figurine, che vanno messe insieme. E il tempo non è infinito.
Sufficienza ampia per la conferma di Ghedjemis e Raimondo, gli uomini della promozione. L'inevitabile rivoluzione estiva ha stravolto la rosa: bene il ritorno di Zerbin, Grillitsch ha esperienza, Schmid, 4 goal e 8 assist l'ultima stagione con il Werder Brema, può lasciare il segno. Senza esagerare con le spese, la proprietà ha messo a disposizione di Alvini una rosa che ha le carte in regola per lottare per la salvezza.
La prima impressione non è positiva, il mercato sembra abbia indebolito De Rossi, che deve augurarsi di vincere qualche scommessa. In poche settimane hanno salutato la Lanterna Norton-Cuffy, Ekhator, Malinovskyi, Onana, Cornet, Martin e Masini, tolto Baldanzi, chi è arrivato o ha bisogno di ritrovarsi, leggi alla voce Sow del Siviglia e Traorè del Marsiglia, o è da scoprire in Italia come Osmajic e Havel. Meichtry stuzzica: l'anno scorso ha fatto benissimo al Thun, campione di Svizzera, con 8 goal e 3 assist. Il lavoro da fare è attento, i giocatori pronti sono pochi. E Robinho jnr sembra un'operazione commerciale.
Certo, l'affaire Palestra ha macchiato l'estate nerazzurra, ma tirarsi indietro di fronte a una richiesta di oltre 50 milioni di euro non è follia. La squadra è la stessa dell'anno scorso, quella che ha alzato due trofei, meno Dumfries: niente panico, la crescita di Diouf e l'arrivo di Spence (lasciate perdere le etichette, anche Dumfries quando è arrivato divideva) possono riempire il vuoto. Stones arriva per essere un'alternativa, di esperienza e di personalità, Jones è un bel jolly che sarà molto utile. Manca un attaccante che salta l'uomo, cercato da Ausilio e Marotta, ma sarebbe stata una quarta scelta dietro a Lautaro, Thuram e Pio Esposito. Non serviva fare molto, l'Inter ha fatto quello che doveva fare.
Qualcosa di più della sufficienza, ma è mancato il guizzo. Inevitabile, senza i soldi della Champions e con un monte ingaggi da alleggerire. Non è sempre stato un mercato di prime scelte, Vicario e Sarr ne sono la conferma, ma chi è arrivato ha alzato il livello. Kolo Muani (che non è quello delle prime due uscite di campionato), Lucumì e l'affidabile Celik, più Woltemade, che ha quelle caratteristiche che mancavano e che Spalletti voleva (certo, 5 milioni di euro di prestito...). I problemi Openda e David sono solo rimandati, il risparmio sull'ingaggio è però notevole. Carnevali avrebbe voluto fare di più, con un terzino e un centrocampista di livello, senza le uscite di Koopmeiners e Cabal come si fa? Non affrettatevi a giudicare Alajbegovic, ha solo bisogno di adattamento, non convince pienamente l'operazione Ekhator: il ragazzo si farà, 18 milioni forse sono troppi, considerando il periodo di vacche magre.
Si è rinforzata, nonostante un mercato a saldo zero. Frattesi, Pinamonti e Gudmundsson conoscono il nostro calcio e si sposano con il progetto tattico di Gattuso, Sutalo e Doekhi garantiscono centimetri e forza fisica, Pedraza sarà utile. In più ha venduto bene Gila al Milan, 30 milioni di euro per un giocatore in scadenza nel 2027, e Dia, 8+2 milioni dal Rennes. Difficile farà di meglio con un margine di spesa limitato.
Rinforzarsi spendendo poco, il Lecce da tempo ha scelto la via da percorrere. Ci riprova anche quest'anno, con Geubbels, ex enfant prodige di Lione e Monaco, Monteiro dello Young Boys e Fatah del Troyes. In mezzo è arrivato Ilic, uno che si è perso, ma di certo non l'ultimo arrivato. Se rinasce è uno da grande squadra. La battaglia legale con l'Al Swehly per Banda ha condizionato il mercato, Camarda e Cheddira non mancheranno.
Un mercato nel frullatore. Prima senza certezze, poi con troppe (esageratamente). Il campo dirà se Cardinale e Amorim avranno ragione, la sensazione è che non abbiano fatto abbastanza per ridurre il gap con chi corre là davanti, Inter su tutte. Gli arrivi di Gila e Ramos hanno risolto due problemi cronici, non sono però la risposta a tutte le domande. In attesa di capire dove e come sarà utile mister 45 milioni di euro più bonus Moreira (è davvero solo l'alternativa a Chukwueze?), manca un difensore centrale affidabile, una prima scelta a sinistra e un back up di Ramos, perché a oggi Camarda è soprattutto un'incognita a certi livelli. Il trequartista di piede sinistro è arrivato ma Hutchinson era in fondo alle lista delle priorità: ai primi posti c'erano Endrick e Karetsas, rimasti sogni estivi. Anche in uscita si poteva fare meglio: Fofana, Ricci, Gimenez, Athekame e Nkunku sono andati via in prestito, per Leao è stata accettata un'offerta inferiore ai 50 milioni di euro, quella che doveva essere la base di partenza per gli acquirenti. Rafa voleva andare via, sostituirlo non sarà semplice: Cissé ha talento ma non è ancora pronto per diventare un trascinatore. La rosa è corta e incompleta, i match sono tanti. Quello del Milan è un progetto rischioso, restare fuori dalle coppe sarebbe una sciagura.
Con pochi soldi non è stato semplice. Qualche buona idea c'è stata, per esempio Varela dal Benfica, Folorunsho dal Napoli e Tourè dal Pisa, ma complessivamente è stato un mercato da "io speriamo che me la cavo". Speranza di rivedere la versione Hellas di Ngonge e il migliore Colpani. Zeballos del Boca è da scoprire: l'Italia non è argentina, servirà pedalare. Juric deve fare un piccolo miracolo, non è il mercato che si aspettava.
Dovrebbe essere un s.v. perché tolti Favasuli e Badiashile (che non è ancora in condizione), due alternative, è stato fatto poco. Manca soprattutto un 9 di livello, che possa lottare con Hojlund per la maglia da titolare. Dopo l'addio di Lukaku le fiches sono finite su Gabriel Jesus: scommessa persa, il brasiliano ha scelto il Barcellona. L'unica alternativa là davanti è Lucca, che a oggi non vale il compagno danese, al quale non deve venire neanche un raffreddore. De Laurentiis è stato chiaro, vendere per comprare, la mancata cessione di Lang ha bloccato il mercato di entrata. Ad Allegri il compito di valorizzare e rilanciare chi c'è. Basterà?
Suzuki, Circati e Pellegrino, il Parma ha ceduto la colonna vertebrale, ma il progetto è questo, prendere o lasciare: acquistare, valorizzare, vendere al migliore offerente. Cherubini è pronto a scommettere su Romero del Tigre e sul Lontani del Milan, El Bilal Touré al Tardini può rilanciarsi. Diallo è il classico colpo low cost che può esplodere, ma a oggi è un se. Ancora una volta l'uomo in più deve essere Cuesta. Il colpo Diego Carlos non basta per raggiunger la sufficienza.
Partiamo da un fatto, la Roma non ha raggiunto l'obiettivo di contenere le perdite entro i 60 milioni nel triennio sotto osservazione dell’Uefa, scegliendo di non rinunciare ai suoi big. Da Svilar a Manu Koné, nessuno è partito. Per quelle che erano le possibilità di spesa il voto non può che essere positivo (Summerville, prima scelta, oggettivamente era economicamente fuori portata). Castro vale più di chi è partito (Venturino, Dovbyk, Ferguson), Molina è un esterno affidabile con esperienza, Rodrigo Mora è un talento generazionale, che si completa con Dybala (bene il suo rinnovo e quello di Pellegrini) e Malen. E con Gasperini può solo crescere. In difesa Balerdi è un nazionale argentino, Koulierakis un bel prospetto. Mezzo voto in meno per l'esterno sfumato quasi sul gong. Leweling ha detto no, Gittens sarebbe arrivato solo in caso del sacrificio di Manu Konè. Per la Roma un grosso "no grazie".
Il primo mercato senza Carnevali ha regalato qualche sorpresa. Muharemovic e Pinamonti, due pilastri dello scorso anno, sono partiti, per sostituirli sono arrivati profili interessanti, com Leysen e Caleta Car, e in attacco Sebastiano Esposito, che voleva lasciare Cagliari. In mezzo Adzic in un contesto senza pressioni può esplodere, stesso discorso per Dominguez, che a Bologna si è perso ma ci sa fare. Un progetto giovane, che possa dare continuità a quanto fatto negli ultimi anni. E Aquilani è l'uomo giusto per portarlo avanti.
Si poteva fare di più. Tanti giocatori di corsa (Fortini, Belghali, la conferma di Cacciamani), nessuno di creatività. Quella che non garantisce Fitz-Jim, interessante ma uomo d'ordine, che potrebbe dare Daniel Bragança, arrivato dallo Sporting dopo un preseason ai margini. Perri, sbarcato per essere una prima scelta, è un buon portiere, per Abate la speranza è quella di ritrovare il vero Comuzzo. Davanti i goal devono garantirli i soliti Duvan, Ché Adams, Simeone e Kulenovic, non Njie, ceduto alla Fiorentina per 16 milioni più 4 di bonus. Un vero talento, venduto per fare cassa. Sul finale è arrivato Mandragora, una garanzia.
In uscita ha lavorato bene: Atta alla Fiorentina per 25 milioni di euro (più 5 milioni di eventuali bonus e 30% sulla futura rivendita), Kristensen all'Atalanta per 22 milioni di euro (più 3 milioni di bonus). Runiajic ha chiesto e ottenuto la conferma di Solet e Davies, il rinnovo di Zaniolo garantisce l'estro necessario. E' arrivato un esterno affidabile come Vojvoda, e un talento vero come Jovanovic. Più Unai Gomez,
Un mercato all'altezza, per una salvezza importante per i piani futuri del club. Basic, Sohm, Mazzocchi e Juan Jesus sono giocatori da Serie A, Bella-Kotchap ha fatto bene a Verona, Adams è un nazionale nigeriano che sa fare goal. Rrahmani parte in seconda fila, ma è una scommessa da circa 10 milioni di euro, bonus compresi. Gli acquisti sono stati tanti, la rosa ampia. Le alternative non mancano per Stroppa.
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