Non è un’impresa. Perché per la Juventus vincere a Frosinone non è, né sarà mai un’impresa. E poi le tre neopromosse hanno perso tutte: il Monza in trasferta con l’Inter, il Venezia in casa con il Lecce. Non poteva fare eccezione il Frosinone, anche se alla fine c’è stata addirittura una traversa che ha negato a Calvani la gioia del pareggio. Che sarebbe stato troppo, considerata la supremazia bianconera nel primo tempo. Ma alla fine - va detto per cronaca, non per critica - la Juve ha sofferto. Troppo.
Per buona parte della gara si era visto Spalletti infuriato per una squadra furiosa: questo si notava, nel primo tempo. Da solito incontentabile, l’allenatore ha messo pressione sui singoli giocatori, richiamandoli a un’intensità neanche necessaria, considerato che il Frosinone faticava a superare la metà campo. Ma le richieste di miglioramento non sono mai troppe, soprattutto finché la squadra sembra in grado di recepirle e non le rigetta. Nella ripresa l’intensità è diminuita, ma alla Juventus ha dato la sensazione di rischiare, persino di sudare, e certo non per il caldo d’agosto. E proprio a un soffio dal fischio finale ci ha pensato anche la fortuna a salvare Perin che salutava (da domani va a Palermo), appena subentrato a Vicario che debuttava (crampi alla fine).
Pagelline sui singoli. Vicario poco impegnato: a conti fatti, una respinta centrale più una laterale. E basta. Kalulu ordinario e più guardingo del solito, che non è certo un difetto se non c’è chi provvede a coprire le avanzate. Bremer potente e prepotente. Non solo per il goal, festeggiato con un’esultanza tutta da decifrare (che voleva dire? Boh...). Si nota che il difensore brasiliano è reduce da mesi di inusuale serenità fisico-atletica. Bene anche Kelly al suo fianco: senza strafare, l’inglese mette in chiaro che Lucumì dovrà sudarsi il posto da titolare. Schierato a sorpresa al posto di Cambiaso, con implicazioni di mercato da verificare in settimana, Celik è stato ordinato e nel complesso positivo.
A centrocampo Locatelli ha toccato e intercettato la solita quantità di palloni, che andrebbe affidata a una miglior qualità, quella che non riesce a dare Douglas Luiz, comunque completamente recuperato da Spalletti a un rendimento accettabile. Anche McKennie ha suggerito il link alle sue prestazioni abituali, per corse e rincorse a tuttocampo. L’americano c’è. Ed è protagonista anche nell’ambito di una prestazione nella norma. In avanti Conceicao frizzante e determinante, al netto di un erroraccio che ne abbassa il voto. Brutto errore in avvio anche per Kolo Muani, però molto volenteroso e abbastanza pericoloso. In chiaroscuro invece Yildiz, che resta un gran talento - nessuno ne dubita - ma da qualche tempo non brilla più. Appena sufficienti i subentrati, che hanno avuto anche la sventura di giocare nel momento più sofferto, quando Spalletti aveva perso la forza di urlare e la squadra quella di correre. È rimasta solo la sofferenza, fino alla fine, secondo slogan della casa. E fino alla traversa del Frosinone, secondo inatteso copione.
Adesso occhio alle prossime nove giornate. La Juventus avrà un calendario relativamente agevole, senza scontri diretti con il quartetto di squadre in Champions (Inter, Napoli, Roma e Como). Sulla carta, Spalletti ha la possibilità di saltare sul trampolino per volare. Sul campo, si vedrà.
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