In Inghilterra non si parla d'altro e non può essere altrimenti considerando la portata della questione e la rilevanza delle persone e delle istituzioni coinvolte. La guerra in corso tra la Premier League ed il Manchester City, dopo il pronunciamento di due giorni fa della commissione indipendente chiamata ad esprimersi sulle 115 presunte violazioni delle norme del Fair Play Finanziario di cui il club è accusato dal 2009 al 2018, è solo all'inizio. E coinvolge di riflesso anche le altre società del massimo campionato inglese che, in attesa che si celebri un processo, hanno avviato una prima mobilitazione di carattere mediatico su ciò che si aspettano da questa vicenda.
Alcune delle accuse rivolte dalla commissione e dalla Premier League ai vertici del Manchester City sono precise, circostanziate e di una gravità estrema: viene messa in dubbio la regolarità di diverse condotte e quindi di aver giocato in maniera impari molti campionati. Di aver falsato le regole del gioco e di aver gettato discredito sull'integrità e l'immagine dell'intera Premier League. Arrecando potenziali danni economici e morali anche in futuro, in relazione a quelle che potrebbero essere le reazioni di molti investitori stranieri qualora non fosse fatta piena luce sugli accadimenti. Secondo il noto quotidiano The Guardian, gli esponenti di diversi club avrebbero fatto trapelare informalmente la loro posizione, dando il sentore che sulle massime cariche della lega più importante al mondo verrà esercitata una pressione non di poco conto.
Tra gli scenari paventati in caso di riconoscimento di colpevolezza del Manchester City, in questi ultimi giorni si è parlato molto a proposito della possibile sottrazione dei titoli conquistati nel periodo incriminato e addirittura dell'esclusione dal campionato. Non è tuttavia ancora chiaro se questa passi da una pesante detrazione di punti sulla classifica del torneo in corso nella stagione 2026/2027 o attraverso un procedimento disciplinare che non ha precedenti nella storia del calcio inglese. E che comporterebbe problematiche a livello di statuto delle leghe: perché una “cacciata” del Manchester City dalla Premier League dovrebbe essere decisa da una larga maggioranza, almeno ¾ delle attuali partecipanti e un nuovo pronunciamento sulla competizione dalla quale farlo ripartire spetterebbe poi alla EFL, la lega che presiede alla Championship, alla League One e alla League Two.
Su questo punto, il Guardian fa presente che il sentimento comune all'interno delle altre diciannove società di Premier League è che una retrocessione per una sola stagione in Championship attraverso una pesante penalizzazione in classifica non sarebbe giudicata sufficiente. La gravità delle contestazioni mosse a carico della proprietà emiratina del City è tale – le presunte sponsorizzazioni gonfiate per oltre un miliardo di euro, i pagamenti degli stipendi dei tesserati attraverso altre società riconducibili alla famiglia reale, il prolungato lavoro di ostacolo alle indagini – che mina la credibilità dell'intero sistema.
I legali del Manchester City hanno tempo sino a venerdì 2 ottobre per presentare ricorso e produrre la memoria difensiva che sarà poi dibattuta in tribunale entro 12 settimane a partire da domani. A quel punto, la commissione disciplinare avrà altri 30 giorni per arrivare ad un pronunciamento. Se le tempistiche fossero rispettate, una prima sentenza sarebbe attesa entro il mese di gennaio 2027. E nello stesso momento, ma ad oggi non ci sono conferme ufficiali, potrebbero anche essere irrorate le sanzioni nei confronti del Manchester City, che a quel punto avrebbe ovviamente il diritto di appellarsi. Per il Guardian non è infine da escludere che nella strategia difensiva del club sia contemplato il tentativo di allungare i tempi appellandosi ad un vizio formale, ossia che i nuovi regolamenti della Premier League sulla gestione di queste situazioni sia entrato in vigore solo da pochi mesi, mentre qui si indaga su fatti risalenti ad un periodo lontano e per i quali i primi riscontri furono avviati otto anni orsono.
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