Più infortunati che punti in classifica: nove a sette. E' questo il bilancio delle prime tre giornate di campionato in casa Juventus. In infermeria, con problemi più o meno seri e con tempistiche più o meno lunghe, ci sono: Yildiz, Thuram, Locatelli, McKennie, Cambiaso, Boga, Ekhator, Cabal e Sarr. In campo, ci sono state le vittorie con Frosinone e Parma, seguite dal pareggio con il Milan.


Il finale di mercato e questo inizio di campionato così particolare spiegano meglio di ogni parola l'enorme sfida che attende in questa stagione la Juve, e tutte le contraddizioni dell'ennesimo anno zero della recente storia bianconera.

Partiamo dagli infortuni. Le cause sono diverse, perché si va da infortuni traumatici (Yildiz) a guai muscolari pregressi (Thuram) per finire con piccoli acciacchi che arrivano da altre esperienze (Sarr), ma forse, tirando le somme, si può trovare un filo conduttore. E si può pensare che una delle cause che hanno portato la Juventus, negli ultimi anni, a essere la squadra mediamente con più calciatori infortunati di tutta la Serie A sia da ricercare anche nei continui cambi avvenuti alla Continassa.


Perché così come ai piani alti si sono avvicendati i vari Paratici, Cherubini, Giuntoli, Comolli e Carnevali, e in panchina Allegri, Sarri, Pirlo, ancora Allegri, Motta, Tudor e Spalletti, anche la figura del preparatore atletico bianconero ha vissuto una travagliata vicenda di continui cambiamenti. Dopo i cinque anni di Simone Folletti fra il 2014 e il 2019, dal 2019 ad oggi si sono susseguiti: Losi, Ranzato, Bertelli, ancora Folletti, Colinet, Licini, Pertusio, Ragnacci e, ora, Sinatti. Continui cambiamenti che certo non aiutano.


Sono la stabilità e la continuità che la Juventus cerca, in ogni ambito del suo lavoro, dalla dirigenza alla panchina, fino al lavoro di campo. La conferma di Spalletti, fortemente caldeggiata da Elkann e Chiellini, è pensata in quest'ottica. E l'insediamento di Carnevali e Massara è stato immaginato con l'intento di costruire le fondamenta per una lunga stabilità, per aprire un ciclo.

Certo, gli attuali dirigenti, freschi di nomina da pochissimi mesi, in questi giorni stanno verificando dal vivo tutte le contraddizioni che sono frutto dei continui ribaltoni di cui la Juventus è stata protagonista negli ultimi anni. Alcuni esempi per rendere l'idea: i goal e gli assist di Nico Gonzalez, Koopmeiners e Gatti, giocatori che non sono partiti in estate solo perché non è arrivata l'offerta giusta; il pessimo inizio di stagione di Kolo Muani, preso da Giuntoli, poi inseguito da Comolli e infine ripreso da Carnevali, un lungo inseguimento per ora infruttuoso, con il carico delle frecciate di Spalletti; infine, un attacco che non segna mentre quasi tutti i giocatori offensivi che hanno lasciato la Juve stanno andando in goal nelle loro nuove squadre (Vlahovic, Openda e Licina).

La conclusione è che sia la dirigenza che Spalletti hanno di che riflettere. Di lavoro ce n'è tanto da fare, così come tante sono anche le potenzialità della rosa. In questa fase, dopo che la dirigenza ha fatto il suo sul mercato, spetta soprattutto al tecnico trovare soluzioni, magari anche inventandosene di nuove e che escano dallo spartito ormai consolidato del 4-2-3-1, per migliorare la produzione in zona d'attacco. La difesa è solida: il divario con Inter e Roma oggi è tutto in attacco, nel numero di goal fatti, non in quelli subiti.