La coppia non scoppia, anzi. Roma e la Roma si godono un Paulo Dybala alla vecchia maniera e un Donyell Malen che non ha mai dimenticato come si fa e per il quale l'amara parentesi ai Mondiali è stata per l'appunto una parentesi (nessuno ha segnato quanto lui dallo scorso gennaio in Serie A). E poi, in un ipotetico tridente delle meraviglie, c'è lui: no, non Rodrigo Mora – che pure ha strappato i primi applausi dell'esigente platea dell'Olimpico – ma un certo Gian Piero Gasperini.


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L'allenatore giallorosso non è mai stato così al centro del progetto, la pietra angolare da cui parte tutto e attorno alla quale la famiglia Friedkin ha deciso di costruire un gruppo di lavoro, che dopo aver ritrovato al primo tentativo una Champions League che mancava da sette anni, è ora nelle condizioni di alzare l'asticella delle ambizioni. Gasperini si è imposto, coi suoi modi molto diretti e bruschi – gli addii di Ranieri e Massara non sono stati esattamente all'insegna della massima serenità – ma era forse l'unico sistema possibile per convincere la proprietà statunitense che a Roma, se si vuole vincere, non si può scendere a compromessi. Fabio Capello, l'uomo capace di riportare nella Capitale lo Scudetto nel lontano 2001, fu il colpo a sensazione di Franco Sensi per scuotere un ambiente prigioniero di vecchie e cattive abitudini. Costruendo, prima con una mentalità mai vista prima e poi con un mercato all'altezza delle ambizioni, qualcosa di importante.

Nel suo primo entusiasmante percorso romanista, Luciano Spalletti non sarà riuscito ad arrivare ad uno Scudetto difficile all'epoca da strappare alle varie Inter di Mancini e Mourinho, ma con la forza delle idee ed una personalità debordante – capace persino di tenere testa ad un'istituzione come Totti – ha costruito un mini ciclo infarcito di qualche coppa ma soprattutto creando un progetto calcistico entusiasmante ed in grado di far sognare un'intera città dopo tanti anni di anonimato.

José Mourinho, a modo suo, era stato l'ultimo condottiero in grado di catalizzare un'intera tifoseria dalla sua parte e creare un gruppo squadra forte, granitico, stretto ad un allenatore che, oltre ad aver restituito per primo un'anima internazionale dopo molto tempo (una Conference League vinta, un'Europa League sfumata ai rigori l'anno dopo), ha probabilmente gettato le basi per quello che sarebbe accaduto dopo di lui. Anche passando attraverso certi incidenti di percorso.

Con Gasperini, i Friedkin sembrano aver finalmente raggiunto la meta, trovato il punto di arrivo di un lavoro di semina che, al netto delle difficoltà e dei limiti generati dai delicati equilibri finanziari in cui il club deve muoversi, ora inizia a dare i suoi frutti. Trovando probabilmente l'unico allenatore in grado di attirare a sé tutte le responsabilità, tutte le attenzioni e tutti i processi decisionali più importanti. Anche in questa estate, ha ottenuto ad oggi di non rinunciare a nessuno dei suoi intoccabili (Mancini ha detto no all'Inter, Koné è ancora un cardine del centrocampo) e il mercato, seppur con tempi non rapidissimi, sta seguendo le logiche dettate dal tecnico piemontese.

Non è ancora finita – Gasperini pretende pure l'esterno offensivo che completerebbe un reparto d'attacco davvero importante – ma già oggi la Roma si gode una coppia di giocatori capace come poche, condizioni fisiche permettendo, di determinare. Punte di diamante di un gruppo sempre più consapevole della propria forza. Lo ha detto lo stesso Gasp, Dybala non stava così bene da molto tempo e insieme a Malen forma un tandem di livello mondiale. Il tempo delle esaltazioni, così come dei processi, non è ancora arrivato: siamo solo alla prima giornata, ma questa Roma pensa in grande e sogna. Anche lo Scudetto?