Ciro Immobile ha detto basta. L'attaccante di Torre Annunziata, dopo l'ultima stagione complicata tra Bologna e Paris FC, ha deciso di ritirarsi dal calcio a 36 anni dopo aver lasciato la sua importante firma con le maglie di Juventus, Pescara, Genoa, Torino, Borussia Dortmund, Siviglia e soprattutto Lazio.
Del suo addio e dei suoi sogni futuri ha parlato in un'intervista al Corriere della Sera.
"Il ritiro? Quando una Rolls Royce non corre più come prima devi arrenderti. Le cose mi riuscivano a metà e poi mettiamoci anche la vanità di non voler lasciare un ricordo non bello di me. Ho dato e ricevuto tanto dal calcio: fermarsi è una questione di rispetto verso te stesso e verso chi ti guarda".
"Mi stavano accompagnando alla porta dandomi la mano. Alla fine quella mano l'ho alzata io e sono andato via, ma tra me e Lotito fino alla fine c'è stato un rapporto padre-figlio. Il dispiacere era doppio: ho aperto la porta e ho tolto imbarazzi".
"E' l'allenatore che mi ha dato di più: dal punto di vista umano è unico. Ci siamo frequentati anche con le famiglie".
"E' stata la scelta migliore. Non è un amarcord: sa creare gruppo e non arriva a incasinarti la testa. All'Europeo la forza era nei tanti giocatori che erano capitani nei loro club e fu una spinta in più. Oggi ha convocato i ragazzi, ha dimostrato di avere fiducia e li ha motivati: nessuno si tirerà indietro. Riesce a coinvoglere tutti allo stesso modo".
"Io ct al posto di Mancini? Tra dieci anni mi piacerebbe. Ho ancora della strada fare".
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