Marco Materazzi dice la sua su Real Madrid-Inter in Champions League.
L'ex difensore nerazzurro ha dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Mbappé e il Bernabeu possono fare la differenza, la gara si deciderà a centrocampo".
"Curtis Jones non ha il fisico di un McTominay, ma si butta su tutti i palloni e poi è intelligente, salta l'uomo: si vede che ha giocato in un grande club".
"Quella di Dimarco è un'assenza pesante, l'Inter non deve permettere tanti tiri come contro il Napoli: se li concedi al Real, è dura che ti salvi".
"L'Inter si sarebbe sentita forte anche se avesse perso contro il Napoli, soprattutto nel primo tempo ha fatto una gran partita. E una squadra forte la vedi quando perde 2-0: zero panico, nessun nervosismo. Solo un capitano, Lautaro, che ha alzato il livello di attenzione: che vuol dire prendersi un fallo o arrabbiarsi il giusto con l'arbitro, beccandosi un giallo anche se - io ero lì a pochi metri - non aveva detto nulla. Gli arbitri se Dio vuole stanno lasciando giocare molto: non possono diventare permalosi solo perché uno per rabbia sbatte i piedi per terra".
"In Chivu mi è sembrato di rivedere il Mourinho che in Inter-Siena 4-3 del 2010, sotto 3-2, mette in campo 5-6 giocatori offensivi compreso Stevanovic, e vince con gol di Samuel centravanti. Cristian è così intelligente che non gli ho ancora sentito sbagliare un'intervista, anche se ogni tanto lo si vuole portare dentro le polemiche, tipo quella su Juve, Milan e gli scontri diretti: mica è così scemo da dire che il loro valore è inferiore a quello dell'Inter".
"L'abbraccio con Mourinho in lacrime dopo la finale di Champions League vinta a Madrid nel 2010? Quel che ci siamo detti, a parte il mio “Vaffanculo, ci lasci con Benitez”, resterà per sempre fra noi".
"Josè mi ha detto: “Tu e John Terry, i centrali più importanti della mia carriera”. Florentino Perez si fida così tanto da avergli ridato in mano le chiavi del Real e José farà quello che è abituato a fare: prendersi tutte le responsabilità, diventare l'unico vero punto di riferimento. Ma la cosa bella di José è che chi gioca per lui si sente “uno di lui”, in campo “muore” per lui. La cosa brutta è che viene rimpianto quando va via".
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