Il Milan continua a fare passi indietro, partita dopo partita. Continua a palesare troppi problemi e la sensazione netta è che Amorim invece di risolverli ci stia mettendo il carico.


Il tecnico sta rendendo più complicato il processo di formazione di questa squadra rispetto a quello che dovrebbe essere.


Si è lamentato della mancanza di qualità nella rosa rispetto a quello che vorrebbe essere il suo calcio, ma si deve adattare lui a questa situazione.

Non deve soprattutto commettere l'errore di continuare a cambiare il Milan da una gara all'altra. Dopo la sconfitta col Benfica ha detto che sta cercando di trovare gli automatismi, ma come può riuscirci mettendo in campo sempre formazioni diverse? Come si può trasmettere un'idea che venga assorbita in maniera naturale? Così non si dà identità alla squadra. Ha cambiato 5 giocatori rispetto alla gara precedente, cercando di rimediare poi coi soliti cambi all'intervallo: medesimo copione delle precedenti gare, con questa volta però un risultato diverso perché non sembra ti riesce la scossa nella ripresa.

Sbaglia formazione. Sopravvaluta le seconde linee. Sbaglia approccio. Primo tempo regalato e prova poi a correre ai ripari.

Trovo incredibile che siano ancora in corso gli esperimenti quando hai già fatto 5 partite ufficiali, non di pre-campionato. A questo punto il Milan doveva essere molto più avanti.

Amorim è un fattore, che va analizzato e approfondito. Dev'essere lui il primo a cambiare, cercando di dare a questa squadra identità e sicurezza. Come? Battezzando un 11 e proseguendo su quella strada.

E' giusto coinvolgere tutti, ma ci sono momenti e momenti. Ad esempio, per Terracciano sarebbe molto più facile entrare in una squadra collaudata, piuttosto che in un cantiere aperto.

Il tecnico deve fare in fretta: la traiettoria di peggioramento è preoccupante. Sarebbe stato più logico partire male ma poi migliorare. Sta ad Amorim metterci mano, con la logica, facendo le cose semplici.

Silva ha iniziato ad allenare il Benfica questa estate, esattamente come l'attuale tecnico del Milan: eppure la sua squadra giocava a memoria, sembrava stesse insieme da qualche anno, non da un paio di mesi.

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