Intervenuto al Festival dello Sport, l'ex attaccante del Milan e della nazionale brasiliana, Alexandre Pato ha ripercorso la sua carriera e parlato del momento dei rossoneri. Queste le sue parole.
“Seguo ancora il Milan, è cambiato tanto, così come tutto il calcio mondiale. Ci sono diversi cambiamenti, ma sono fiducioso sul fatto che tornerà grande. Tre giorni fa ho parlato con Cardinale, ho visto che proverà, proverà e proverà ancora, lui assicura che un giorno vincerà ogni trofeo. Nella testa dei tifosi e anche nella mia non è facile: vogliamo vincere subito. Ma sono sicuro che Cardinale troverà un modo per far tornare il Milan a vincere".
"Guardavo giocare Modric con mia moglie Rebecca e le ho chiesto il permesso di tornare a giocare (ride, n.d.r.). Spero che Modric possa rimanere ancora tanto nel Milan per vedere quello che fa a lungo".
"In chi mi rivedo? Avrei detto Leao, mi dispiace sia andato via, è fortissimo. Speriamo che faccia bene lì. Oggi mi piace tanto Pulisic, ha coraggio di farsi dare palla, puntare, fare goal. Ora è tornato dopo gli infortuni, ha fiducia nel suo corpo, spero possa portare il Milan in alto. L'anno prossimo dobbiamo tornare in Champions".
“Chi era il più "bullo" al Milan? Con Rino Gattuso era dura. C'era un tavolo di soli brasiliani e lui ci diceva: 'Ecco il resto del mondo'. Una volta volevo fargli uno scherzo, feci un gesto mettendo con forza una cosa sul tavolo, lui mi prese per i capelli: 'Devi avere rispetto'. Era bellissimo. Cafù quando gli altri andavano a casa si fermava in palestra. Infatti, oggi gioca come faceva a 20 anni. Maldini è un altro che è stato d'esempio, ma sono tanti. Penso anche a Beckham, lui mi ha dato l'ispirazione anche per quello che ho fatto dopo al calcio. Ho sempre preso lui come ispirazione. Una volta era uscito dallo spogliatoio, andai al suo armadietto, annusai il suo profumo e guardai quale fosse dicendomi: da oggi userò questo profumo. Poi siamo diventati amici".
“Del Piero lo ammiravo tanto, oggi è un amico. Un giorno ero a Torino e mi misi a cercare dove abitava. Andai a casa sua e gli suonai il campanello: 'Vorrei fare una foto con te'. Poi mi ha portato a mangiare e ha pure pagato lui (ride, n.d.r.). Oggi è sempre uguale, sempre vestito bene: io provo ad imitarlo".
“Ora sono diventato proprietario del Northampton Town, in League Two. A tutti i milanisti dico: potete avere una seconda squadra da tifare. Abbiamo deciso di investire sul calcio dopo 3 anni che studio e faccio corsi per rientrare in questo sport. Ho sempre pensato che avrei voluto essere un proprietario dopo il mio ritiro, non l'allenatore. Un giorno sono sicuro che arriveremo in Champions".
“Ho avuto un tumore osseo da piccolo, ma un dottore - Paulo Roberto Mussi - decise di operarmi gratuitamente. La mia famiglia non aveva soldi per fare l'intervento e entro un mese avrei perso il braccio, l'intervento andava fatto subito. Mio papà aveva dei video di me che giocavo a calcio, li fece vedere a un medico spiegando che avevo il sogno di diventare un calciatore. E lui disse: 'Non ti preoccupare, faccio tutto io'. E lo ha fatto. Poi ho giocato anche con il gesso, non volevo più fermarmi. Una volta passammo davanti a una villa e dissi ai miei genitori: 'Un giorno ve la comprerò'. A 16 anni ho avuto il primo contratto, ho preso i soldi e sono andato a comprare la casa davanti a quella del dottore".
"Quando è arrivata la proposta di andare al Milan c'erano altre squadre, ma decisi di andare dai rossoneri che avevano vinto la Champions, c'erano tanti brasiliani, c'era Ronaldo. E poi volevo giocare nella squadra con cui giocavo alla PlayStation. Un sogno divenuto realtà. Avevo 18 anni, mi tenevano sempre vicino. Andavo a casa di Cafu, Emerson, Kaka, giravo con le loro famiglie. Bello. Al Milan mi arriva Ronaldo e mi dice: 'Devi scegliere, o segui la strada di Ricky Kakà, o la mia'. E io: 'Decidete voi'".
“Ancelotti è stato come un padre per me. Mi è sempre stato vicino, mi seguiva, siamo sempre rimasti in contatto, anche oggi. Il primo giorno mi ha preso per le mani e mi ha portato davanti alla squadra. E tutti mi hanno dato la mano. Un piccolo gesto, ma che significava molto per quello che era il rispetto per me".
Quindi, parlando ai giornalisti presenti, ha aggiunto:
"Cardinale l'ho visto ottimista. Farà degli investimenti per riportare la squadra a vincere tanti titoli: non sarà facile, c'è tanto da fare, ma sono sicuro che il Milan tornerà vincere tanti scudetti. Lui vuole molto bene al Milan ma ha un determinato pensiero su come lavorare e spesso non è facile cambiare la mentalità di una tifoseria che è stata abituata a vincere tutto. Bisogna capire che ora quei tempi sono un po' cambiati, i giocatori sono diversi. Serve un po' di pazienza ma sono sicuro che già quest'anno con Cardinale il Milan tornerà a competere".
"Endrick? Credo che debba cambiare, perché è dura per lui giocare a Madrid. So che Cardinale stava provando a portarlo al Milan, ne abbiamo parlato, poi alla fine non si è fatto di nulla. A gennaio? Questo non lo so".
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