Da Roma alla Turchia passando per l'Inghilterra e la Premier League, nel corso della sua carriera Nicolò Zaniolo si è sicuramente confrontato con l'elite del calcio europeo. Partendo dal rapporto con José Mourinho, passando all'avventura con l'Aston Villa in un campionato che è come "l'NBA del calcio", l'attaccante dell'Udinese ha raccontato in esclusiva a Calciomercato e Goal come si è messo alla prova nei contesti più disparati. E fra i tanti stadi uno dei più caldi è stato quello del Galatasaray in cui ora è finito Rafael Leao. Scelta giusta?
Con José Mourinho hai reso tantissimo, è tuttora l'allenatore con cui hai chiuso una stagione con più goal e assist. Cosa lo rende davvero "Special"?
"Mourinho è "Special" in tutto: nella gestione, in campo, nella visione della partita. Ci sono tanti aneddoti che potrei raccontare... Dirne uno? È legato alla finale di Conference: io ero in ballottaggio con un altro giocatore tutto il suo staff consigliava di non far giocare me ma lui. E Mourinho allora rispose: "No, domani Nicolò deve giocare perché fa gol". Altre volte veniva in spogliatoio e diceva: "domani partiamo forte li mettiamo in difficoltà e iniziamo 1-0" e il giorno dopo si partiva forte e partivamo 1-0. È un maestro. Fuori dal campo mi ha aiutato moltissimo. Tuttora ci sentiamo su WhatsApp, ogni tanto scrive lui, ogni tanto io. Che un allenatore che ha guidato campioni di livello mondiale trovi il tempo spontaneamente per chiedermi come sto, fa capire la grandezza dell'uomo prima ancora del tecnico".
Nella tua carriere c'è stato un passaggio all'Aston Villa, ti aspettavi di poter far meglio in Premier League? Come ti sei trovato ed eventualmente cosa non ha funzionato?
"La Premier League è l'NBA del calcio, e sinceramente era un mio sogno giocarci. Pensavo anche che il mio stile fosse perfetto per quel calcio. All'inizio giocavo spesso in una stagione che è stata incredibile e in cui abbiamo chiuso centrando la qualificazione alla Champions League. Davanti però c'era tantissima competizione, con campioni come Diaby, Watkins, Rogers, Bailey... Il livello era altissimo, poi diciamo che avevo bisogno di un adattamento in campo, nella vita... anche a livello culturale. E poi devo essere onesto, l'Italia mi mancava molto. Tuttavia credo di essermi tolto grandi soddisfazioni, come vincere 2-0 contro l'Arsenal da titolare. È un'esperienza che ha arricchito il mio bagaglio personale e sono contento di aver contribuito a portare in Champions un club così importante come l'Aston Villa"
Hai giocato in stadi iconici e importantissimi. Qual è quello che ti ha trasmesso di più? Magari quello del Galatasaray per l'atmosfera?
"È vero (ride ndr.) Ho giocato in stadi fantastici come Anfield, Old Trafford, San Siro, l'Olimpico... Al Galatasaray c'è un tifo irreale, non riesci a sentire un compagno a un metro di distanza e devi parlargli nell'orecchio. Ogni partita ci sono 50/60.000 persone infuocate, sembra sempre come se fosse una finale di Champions League. Certo l'Olimpico... non sto neanche a dirlo, quando spinge ti fa partire già sull'1-0. Lo stadio che però mi è rimasto più dentro è il Bernabéu: giocare lì un Real Madrid-Roma, la mia prima partita ufficiale a quel livello, è qualcosa che non dimenticherò mai"
Nel corso dell'ultimo mercato Leao è andato proprio al Galatasaray dal Milan. Secondo te che ci hai giocato ha fatto bene?
"Secondo me sì. Leao è un campione di livello mondiale, uno degli esterni più forti in circolazione. Il Galatasaray è una squadra di grande prestigio, fa la Champions League, e il calcio turco sta crescendo moltissimo portando campioni come Osimhen e Sané. Se ha avuto l'opportunità di giocare al Galatasaray, di giocare la Champions col Galatasaray, sicuramente ha fatto bene. Gli auguro il meglio e di continuare a divertirsi facendo vedere a tutti quanto è forte perché anche se non lo conosco direttamente, mi sta comunque simpatico a pelle".
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