Lunga intervista di Jeremy Menez a La Gazzetta dello Sport, che parla del suo passato al Milan: “Dopo tre anni al Psg avevo bisogno di una nuova sfida. Ricordo che Ibrahimovic e Thiago Silva chiamarono Galliani. Adriano venne a Ibiza, dove ero in vacanza, e mi convinse. Il primo anno fu incredibile: 16 gol e 4 assist. Il secondo, invece, andò male. Durante un allenamento feci uno scatto in salita e sentii un dolore enorme alla schiena. Al Psg mi ero già operato di ernia e quella parte del corpo mi dava problemi. Faticavo a camminare e fui costretto a operarmi. Una volta tornato, però, avevo ancora troppo dolore. Ad agosto il medico mi disse di seguire una terapia farmacologica e di stare a casa per quattro mesi. All’inizio zoppicavo, tornai solo a gennaio”.

"Andammo in ritiro in America. In un’amichevole contro il Liverpool mi mise in panchina e all’allenamento successivo mi comportai da svogliato. Lui mi cacciò e io gli risposi in modo acceso. A fine allenamento chiamò Galliani e gli disse di mandarmi via. Ero una testa calda, è stata colpa mia. Il mio carattere mi ha limitato, lo ammetto. Potevo fare molto di più. Giocavo senza pensare, d’istinto. Volevo divertirmi con la palla e questo, magari, mi portava a non gestire bene la rabbia".

"Dove nasce il Menez ribelle? L’ambiente dove sono cresciuto non mi ha aiutato. Vivevo nella periferia di Parigi con mia mamma, avevo un gruppo di amici in cui dovevi farti notare. Ne abbiamo combinate tante, una volta ordinammo una pizza e io rubai il motorino al fattorino. Al PSG ho preso tante ammonizioni per proteste Avevo 24 anni e non avevo una testa da professionista. Mi sentivo un ragazzino, odiavo le ingiustizie e perdevo il controllo”.