E' un'estate davvero particolare, a velocità difficilmente decifrabile, quella che il nuovo Milan di Rubén Amorim sta vivendo. Una ricostruzione quella affidata all'allenatore portoghese e pensata dal patron rossonero Gerry Cardinale che ha già vissuto diversi momenti clou ma che, a sole due settimane dalla conclusione ufficiale delle trattative di calciomercato, deve e può regalare ancora tante situazioni che ad oggi rendono più farraginoso il lavoro del tecnico e che rischiano di far partire ad handicap la stagione 2026/2027.
Una rifondazione avviata con l'esonero in blocco di Massimiliano Allegri, del direttore sportivo Igli Tare e di due dirigenti centrali nel precedente progetto come Giorgio Furlani e Geoffrey Moncada ha richiesto tempistiche molto lunghe ed inconsuete per il mondo del calcio, per esempio, per portarsi in casa le figure adatte per avviare il nuovo corso. Dall'individuazione di un allenatore che incarnasse l'idea di gioco più offensiva richiesta da Cardinale a quella della struttura dirigenziale, ritrovatasi in qualche settimana dalla prospettiva di un uomo forte al comando come Rangnick o il ds dell'Eintracht Francoforte Kroesche alla promozione di due figure interne (ma meno abituate al lavoro di campo e delle relazioni con gli attori protagonisti del mercato) come Almstadt e Gardiner.
Una volta definito il nuovo assetto sportivo, al vertice del quale si è percepita da subito la presenza molto più forte e costante, nonché decisionista, di Cardinale, il proprietario del Milan ha piazzato a stretto giro di posta i colpi Gonçalo Ramos e Mario Gila per soddisfare le prime esigenze di Amorim. Poi un mese e più di quasi nulla, di sostanziale immobilismo sia per quanto riguarda le trattative in entrata sia per quanto concerne la definizione di quelle uscite, strategiche sia per necessità economiche che di liste. Un mese nel quale l'allenatore portoghese ha dovuto valutare l'intera rosa a disposizione, o quasi, peraltro con l'ulteriore difficoltà di ricevere un gruppo condizionato dai rientri scaglionati dei vari nazionali. Fino all'improvvisa ed inaspettata svolta per Diego Moreira dello Strasburgo a meno di una settimana dall'esordio in campionato contro il Torino.
Modalità, tempistiche assolutamente inconciliabili con la gestione di una squadra di calcio e con le esigenze di un allenatore di sfruttare il periodo estivo per lavorare su concetti di gioco e sincronismi, impossibili da affinare a maggior ragione quando vengono a mancare gli interpreti giusti per esprimere in pienezza le proprie idee. Gerry Cardinale, mai così coinvolto in prima persona in ogni aspetto del club e anche a quelli legati alla costruzione della squadra, ha scelto invece di muoversi secondo logiche completamente nuove e, per certi versi, rivoluzionarie. Come anche la mossa comunicativa di diffondere sulla pubblica piazza i nomi dei giocatori che non rientrano nel progetto e che dovranno trovarsi a brevissimo una nuova sistemazione. Pericoloso quando parliamo di elementi dai contratti abbastanza pesanti come i vari Tomori, Fofana, Nkunku, per non parlare di Gimenez e Leao.
A circa due settimane dalla conclusione delle trattative, il mercato del Milan non è ovviamente chiuso ed è destinato a regalare ancora molti spunti. In mezzo, due giornate di campionato da disputare con una squadra tuttora incompleta e che Amorim avrà il compito di amalgamare con pochi giorni effettivi di lavoro. Al netto dei botti roboanti regalati sul mercato, rimangono dunque parecchi dubbi sulla politica adottata sin qui da Gerry Cardinale, che dopo due mancate qualificazioni alla Champions League, non può permettersi un'altra stagione flop.
Commenti