La macchina da goal Inter costruita da Cristian Chivu in queste prime sei giornate di campionato, con un bottino complessivo di 18 reti e ben 10 marcatori diversi, non è senza rivali. A livello di calcio professionistico, c'è infatti una formazione che in Italia è stata sin qui in grado di fare meglio dei detentori dello Scudetto. Giocando tre partite in più, è vero, ma rafforzando l'idea di come il calcio di qualità lo si possa fare anche con mezzi e disponibilità economiche ben differenti.
La città di Potenza sta vivendo un momento entusiasmante, testimoniato dall'accoglienza ricevuta dai propri calciatori allo stadio “Viviani”, di rientro dalla vittoria conquistata nell'ultimo fine settimana sul campo del Foggia. Che ha consolidato il primato in classifica nel girone C di Serie C, davanti a corazzate come Bari (contro cui ha pareggiato 0-0), Salernitana (unica squadra capace di batterlo) e Catania, prossima avversaria dei lucani. Un periodo di ritrovato splendore certamente momentaneo e tutto da certificare col passare delle settimane ma che non nasce per caso. Il Potenza è reduce infatti da una semifinale play-off persa per dettagli nei confronti dell'Ascoli poi promosso in Serie B e dalla conquista della sua prima storica Coppa Italia di Serie C.
Il punto più alto della gestione di Pietro De Giorgio, oggi allenatore della Juve Stabia, è stato il trampolino di lancio per l'avvio di un nuovo progetto tecnico architettato dalla famiglia Macchia – nelle figure del patron Donato e del figlio Nicola come amministratore delegato – e messo nelle mani del direttore sportivo Giuseppe Di Bari e di un allenatore, Ivan Tisci, che in Serie C è ormai sinonimo di calcio spettacolare associato ai risultati. Arriva da un doppio settimo posto al timone di una realtà piccola ma molto seria come il Pineto e a Potenza si sta confermando come tecnico molto interessante.
Il 4-3-3 come marchio di fabbrica, la voglia di essere propositivo per valorizzare le caratteristiche dei propri calciatori. In Italia, dicevamo, nessuna segna quanto la sua squadra: dopo i primi 9 turni, il Potenza è già salito a quota 24 reti (per quattro volte ha segnato 4 reti, una sola è rimasta a secco), calciando quasi 130 volte verso la porta avversaria e oltre 60 nello specchio (dati Netwin News). E se l'Inter di Chivu è almeno in Serie A la squadra che primeggia sul fronte della cifra di giocatori mandati a rete (10), il Potenza di Tisci dimostra una volta di più come il calcio sia per antonomasia un gioco di squadra. Dietro ai “bomber” Selleri e Petrungaro (che hanno già eguagliato le 4 segnature della passata stagione), si muove una cooperativa che ha mandato a bersaglio un totale di 12 calciatori.
In città ormai spopola il marchio “Potenzaland”, divenuto virale prima sui social grazie ai contenuti diffusi dall'area comunicazione del club e poi diventato popolare fra tutti gli appassionati di Serie C. Una simpatica promozione di un modello che funziona in tutte le sue componenti, a cominciare da quanto si vede in campo ma che – come spesso accade – nasce dietro le quinte e che si programma principalmente negli uffici e dietro le scrivanie.
Motivo di vanto per l'allenatore genovese da un punto di vista tecnico ma anche per chi questa squadra l'ha allestita dovendo mostrare sempre un certo riguardo per la sostenibilità economica. Vero mantra di qualsiasi proprietà calcistica soprattutto in un periodo storico in cui tante società hanno faticato, anche in Serie C, a restare a galla per inseguire i propri obiettivi. Anche a Potenza, dove la famiglia Macchia non ha mai fatto mancare gli investimenti, è stato chiesto di rispettare i parametri imposti dal nuovo Salary Cap – per la stagione 2026/2027 ogni club non può spendere più del 50% del suo valore di produzione della passata stagione per non incorrere in limitazioni e sanzioni – e sono stati così ceduti calciatori molto importanti negli ultimi anni. Hanno salutato Schimmenti e Siatounis, passati al Benevento in Serie B, ma anche i centrocampisti Lucas Felippe (Virtus Entella) e Bilal Erradi (Pescara), e si è puntato su giocatori principalmente giovani (il terzino sinistro Luca Russo dall'Audace Cerignola è l'acquisto più “vecchio” coi suoi 26 anni), per un'età media di circa 25 anni. In cui spicca una mediana, vero punto di forza della squadra di Tisci, intorno ai 23 anni.
L'entusiasmo alle stelle generato dai risultati in sequenza porterà verosimilmente ad un tutto esaurito al “Viviani” in occasione della sfida per mantenere la testa contro il Catania di sabato 17 ottobre. Un appuntamento di cartello che cade presto e che, anche se fosse superato con voti brillanti, non sancirebbe nulla di definitivo. Se non la consistenza di questo Potenza per recitare un ruolo da protagonista anche in questa stagione. Sognare non costa nulla, anche in una piazza che ha conosciuto il suo picco nei lontanissimi anni Sessanta, quando colse l'unica promozione in Serie B (1963) della sua storia e sfiorò la Serie A (1965) con Roberto Boninsegna centravanti.
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