Alla vigilia di Roma-Inter l'ex presidente nerazzurro Massimo Moratti ha rilasciato una lunga intervista a La Repubblica, durante la quale racconta retroscena di mercato del passato analizzando la squadra di oggi allenata da Cristian Chivu che conosce bene per averlo avuto da giocatore: "Cristian è un uomo coraggioso, con un carattere forte". Poi un confronto tra due bomber argentini, Milito vs Lautaro: "Diego è insuperabile". Moratti si schiera dalla parte dell'ex protagonista del Triplete, ma aggiunge: "Se fossero stati contemporanei avrebbero formato una coppia formidabile". Ci sono due giocatori che però, secondo lui, avrebbero potuto giocare in quell'Inter di Mourinho: "Avrei voluto Barella e Dimarco, in quella squadra si sarebbero giocati il posto".


Dal passato al presente, da un presidente all'altro: "Solo Marotta sa se è diventato interista, sicuramente è un grande professionista e da interisti non possiamo che essere contenti. Nel calcio dei proprietari italiani ci si faceva i dispetti perché nessuno voleva fare la figura del fesso, qualcuno era più di parola di altri; però era divertente. Oggi i presidenti non sono proprietari, e se lo sono pensano a vendere i club. Con i colori nerazzurri ho fatto la mia vita, ma non mi sarebbe sembrato giusto ricomprare l'Inter".


Moratti riavvolge il nastro di qualche settimana commentato la separazione tra la società e Ausilio e il ko in Champions: "Piero l'ho sentito sia il giorno dell'addio che quello dopo. Non gli bastava un solo anno di contratto, si aspettava una proposta più lunga; è stato signorile, andando via senza nessuna rivalsa. Bisogna arrabbiarsi per la sconfitta con il Real Madrid, arrivata da due quasi autogol: prima la palla persa da Jones e poi l'errore del povero Martinez. E' un peccato, perché la partita era stata preparata bene".


Domani l'Inter affronterà la Roma di Gian Piero Gasperini, che Moratti ha avuto sulla panchina nerazzurra per un breve periodo: "Con il mister ci siamo incontrati, stretti la mano e abbracciati. Io non ho rancore, lui forse sì; ma sarebbe giustificato. Fu un momento sfortunato, lo mandai via perché non vincevamo una partita. Io dalla Roma provai a prendere Totti, dissi a Sensi che non avrei fatto storie sul prezzo ma lui mi rispose che non se ne parlava. Si comportò da romanista, non da commerciante. Poi presi Batistuta, fece solo un goal ma è un'operazione che rifarei".