“Non penso di essere il miglior allenatore del mondo. Sono fortunato in questo. Perché so che continuerò sempre a migliorare me stesso. Tuttavia, guardo al futuro con speranza. Continuerò con il mio lavoro. In 3 anni abbiamo realizzato cose incredibili. Il motivo della nostra alta motivazione è stata la lotta e il lavoro dedicato dei nostri calciatori. Sono orgoglioso di essere qui. Anche se ho ricevuto diverse offerte, sono molto felice di essere rimasto in Turchia. Perché ho fiducia al 100% in tutti i nostri calciatori”.

Vincenzo Montella parlava così dopo l'1-3 per mano dell'Italia a Bologna, la quarta sconfitta su quattro partite in Nations League, il primo appuntamento ufficiale dopo la debacle estiva ai Mondiali, riconquistati dopo 24 anni di attesa ma conclusi già al primo turno. Una difesa di ufficio - per certi versi legittima se si guarda ai risultati che l'allenatore Italiano ha saputo raggiungere prima del recente calo - appellandosi anche a quei giocatori che gli hanno permesso di restituire dignità ad un movimento che nell'ultimo decennio si era perso. Parole che vengono accolte tuttavia sempre con maggiore scetticismo in Turchia e che, a fronte di una pressione mediatica sempre più esasperata, rischiano di non essere sufficienti anche agli occhi della Federcalcio locale per conservare al suo posto l'attuale ct.

Federcalcio che peraltro sta vivendo uno dei suoi momenti più delicati dopo lo scandalo scommesse che ha portato recentemente ad un autentico terremoto nei vertici arbitrali e dirigenti a vario titolo tra club ed istituzioni. In giornata, alcuni componenti del consiglio di amministrazione hanno rassegnato le proprie dimissioni e hanno successivamente raggiunto un accordo in merito ad un'Assemblea Generale Straordinaria Elettiva. Un aspetto questo non secondario nella vicenda Montella, perché una Federazione in stato di agitazione e che potrebbe vedere volti diversi rispetto a quelli attuali non è detto che abbia al momento la legittimazione necessaria per procedere ad un cambio di commissario tecnico nell'immediato.

Quel che è certo è che, stando alla mera e fredda cronaca, Vincenzo Montella è stato convocato in giornata nel quartier generale del calcio turco per affrontare la questione relativa al deludente rendimento della nazionale – sconfitta due volte dall'Italia di Mancini e una volta da Belgio e Francia e già condannata alla retrocessione nella Lega B di Nations League – e rendere la sua versione dei fatti. Successivamente, il tecnico italiano si è trasferito a Basaksehir per assistere alla partita della formazione Under 21 contro l'Ungheria. Non certo il segnale di un commissario tecnico in uscita o comunque sfiduciato. Anzi, la sua presenza allo stadio per seguire i più giovani potrebbe essere un indizio dell'indirizzo che Montella potrebbe prendere già in vista degli ultimi impegni di Nations a novembre.

Il fatto di non avere più obiettivi per i quali competere offre la possibilità di avviare una serie di esperimenti che sarebbero stati verosimilmente rimandati se la qualificazione al turno successivo della competizione o anche solo la lotta per il terzo posto fosse stata ancora aperta. Al netto delle pesanti assenze di pezzi da novanta come Calhanoglu ed Yildiz, ciò che la critica imputa a Vincenzo Montella è di non aver dato seguito a quell'opera di rinnovamento della rosa della nazionale che aveva caratterizzato la prima parte del suo percorso. E di essersi affidato ancora a molti dei suoi fedelissimi che però in estate hanno fallito l'appuntamento più importante. L'entusiasmo generato dalla freschezza e dall'aria di novità della sua proposta di calcio e dai volti che hanno contraddistinto la marcia sino ai Mondiali si è spenta nel giro di pochi mesi. Negli Stati Uniti non sono bastate delle prestazioni godibili sul piano estetico ma poco efficaci per salvare una spedizione certamente fallimentare e l'inizio di Nations League ha complicato ulteriormente il quadro. Con la richiesta di dimissioni che è all'ordine del giorno in Turchia, ma che per il momento non sembra sfiorare Montella.