Sì ai giovani, il più possibile e cercando una volta per tutte di mettere da parte i soliti preconcetti e le frasi fatte – ahimé ancora parte del repertorio di qualche allenatore di Serie A – sulla necessità di fare esperienza prima di poter ambire ad un ruolo da protagonisti. La ventata di novità rappresentata da alcune scelte di Roberto Mancini in questa prima finestra di Nations League e soprattutto il belvedere che è stato l'Under 21 di Silvio Baldini devono essere necessariamente ed improrogabilmente il punto di partenza per pensare soltanto di tornare ad essere un movimento calcisticamente credibile. Ma con delle condizioni e dei limiti ben chiare.
Come troppo spesso succede, in Italia ci impossessiamo molto facilmente delle mode. E si inizia a pretendere che tutti seguano un copione scritto, pena la “gogna” per chi non si allinea. Questo per dire che i giovani, meglio se cresciuti nei vivai nostrani e meglio ancora se italiani, vanno messi nelle condizioni di potersi esprimere e progredire anche attraverso agli errori. Tra le prerogative c'è però anche quella di inserire gradualmente questi ragazzi essendo onesti e giusti nel valutarli e non prestarsi al gioco – e pure al grande azzardo – di premiare dei giocatori ancora non pronti per certi palcoscenici. Da un punto di vista caratteriale in primis ma anche tecnico. E, rischiando di risultare impopolare, in questa categoria ad oggi per me rientra a pieno titolo Francesco Camarda.
Diciotto anni, un futuro molto probabilmente importante ma un presente tutto da decifrare e maneggiare con cura. Perché di errori e di corse in avanti ne sono stati molti, troppi, in questi ultimi anni. Sulla pelle di un talento animato da un sano entusiasmo e da una voglia matta di dimostrare di essere pronto prima di molti altri suoi coetanei. Ma gestito, a mio giudizio, con poca lungimiranza e troppa premura, manifestatasi in una serie di passaggi che, invece che consolidarne la crescita, sembrano averla frenata. Per carità, il tempo è completamente dalla sua parte e di margini di intervento per ripristinare una normalità sono enormi. Ma occhio, perché nel calcio si fa molto presto a salire e a scendere dai carri ed è bene che anche Camarda e chi gli sta accanto sappia valutare e cogliere le giuste opportunità.
Si dica quel che si vuole, si evidenzi pure il coraggio del Milan che lo ha fatto esordire a poco meno di 16 anni in Serie A, che un anno dopo gli ha fatto vivere con una certa costanza il clima della prima squadra alternandolo tra Serie C (con Milan Futuro), campionato italiano e Champions League. Si evidenzi pure la ferrea determinazione del patron Gerry Cardinale di difendere l'investimento fatto su un ragazzo del 2008 (!) reduce da un'annata complicata come quella di Lecce, ammettendo che con suo ex compagno come Mattia Liberali si è probabilmente sbagliato più di qualcosa. Poi però non ci si dimentichi che tutta una serie di valutazioni fatta dalla società rossonera e da chi cura gli interessi del giocatore ha riportato tutti al punto di partenza e a riproporlo nelle rotazioni della prima squadra senza aver realmente verificato se questa fosse realmente la decisione più giusta.
Perché a diciotto anni hai bisogno di giocare e di farlo con continuità. Come si può immaginare di etichettare un giovane pronto o meno per un determinato contesto se non lo si mette alla prova? O forse la risposta è contenuta nella stessa domanda? Secondo quali parametri Camarda è stato ritenuto da Milan, da alternativa del centravanti titolare della nazionale portoghese (Gonçalo Ramos), quando arriva da cinque mesi a Lecce in cui la palla l'ha raramente strusciata? Nella scelta di una squadra che potesse aiutare e favorire un approccio più morbido e producente del ragazzo con la Serie A, qualcuno dei “consiglieri” di Camarda aveva in mente che tipo di squadra fosse il Lecce dello scorso anno e se possedesse i requisiti tattici per valorizzare un attaccante con caratteristiche ad oggi ben riconoscibili, come quello di essere per il momento un uomo d'area?
Vedete, poi è molto facile bollare un giocatore – giovane o vecchio poco importa – quando non si possiede la profondità di analisi per giudicare il contorno e l'importanza di metterlo nelle condizioni di rendere. Quando si ha poi a che fare con un ruolo così specifico come quello della punta centrale e perlopiù di giovane età, il rischio di appiccicare etichette è molto alto. Camarda arriva da una stagione complicata ulteriormente da un grave infortunio alla spalla che lo ha sostanzialmente tolto di mezzo a metà di un eventuale percorso di crescita a Lecce. E invece di ricalibrare la scelta e provare a costruirgli attorno un habitat ideale per recuperare il tempo perduto, si è presa una strada diametralmente opposta che sembra il ritratto della confusione a livello di programmazione calcistica che al Milan regna da anni. E che non può essere invertita a colpi di rivoluzioni sistematiche.
Attenzione a quello che si sta facendo sulla pelle di Camarda, perché il calcio a certi livelli – come si diceva – non aspetta ed il tempo è tutt'altro che galantuomo. Se persino un allenatore estremamente estremamente bravo da un punto di vista tecnico ma soprattutto molto sensibile nei confronti dei ragazzi come Baldini ha colto il momento di difficoltà dell'attaccante, escludendolo dalla gara chiave contro la Polonia per ottenere la qualificazione agli Europei Under 21, vuol dire che in vista di gennaio è già giunto il momento di correre ai ripari.
E i rumors sempre più insistenti su un interesse forte del Milan ad imbastire una trattativa col Real Madrid per Endrick, altro sicuro talento che rischia di “bruciarsi” se non inizia ad assumere decisioni più logiche sul suo percorso calcistico, non contribuiscono a fare chiarezza su cosa si abbia in mente per il bene di Camarda. Perché il brasiliano, per la cronaca, può fare anche la punta centrale e in termini di esperienza – oltre che di incastrabilità tattica – ha più di qualcosa in più rispetto al giovanissimo centravanti del Milan. Dirò di più: sarei tutt'altro che sorpreso se lo stesso Amorim, di fronte alla necessità di concedere alla bisogna qualche turno di legittimo riposo al sempre presente Ramos, optasse per la soluzione già evocata di Pulisic da falso nueve piuttosto che Camarda.
Questo per dire che, al di là dei proclami, della propaganda fine a se stessa e dell'insensato richiamo alla moda del momento, si evitino gli appelli a tutti i costi per vedere Camarda titolare. Perché sarebbe l'errore più grande che si farebbe nei confronti di un ragazzo che ha il diritto legittimo di sognare di vestire un giorno quella maglia, ma anche di farlo quando sarà lui per primo a sentirsi pronto per una sfida così importante. E non lasciare che siano gli altri a deciderlo al posto suo.
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