Matteo Darmian racconta la vita da calciatore svincolato.
Il difensore italiano (classe 1989 ex Inter) ha dichiarato in un'intervista a SportWeek, il settimanale in edicola sabato con La Gazzetta dello Sport: "Non mi aspettavo di essere ancora libero, anche perché qualche chiacchierata c'è stata. Ho parlato con qualche direttore sportivo, ma concretamente non si è concluso nulla".
"È una sensazione strana perché non mi ero mai trovato davvero a fine contratto senza squadra, allenarsi da solo è tutta un'altra cosa rispetto a farlo con i compagni. La forma fisica è difficile da conservare, ma sto bene e cerco di tenermi subito pronto. Adesso sto dedicando più tempo possibile ai miei due bambini, con loro sono appena stato a Madrid per vedere Real-Inter in Champions League. Ho visto una squadra capace di avere in mano la partita al Bernabeu, con la personalità dei grandi e senza paura".
"Se uno guarda la mia storia all'Inter noterà che ho sempre giocato, dopo l'ultimo infortunio non ho più avuto problemi dallo scorso gennaio. Nel giorno dello Scudetto a San Siro non era il momento giusto per dire addio perché mi sento ancora un calciatore, mi sarebbe piaciuto fare un altro anno in nerazzurro. Nessun rimpianto, nemmeno quello di non aver iniziato a collaborare nello staff tecnico delle giovanili interiste. Allenare è ciò che voglio fare in futuro".
"Ho ancora voglia di giocare, ma ne deve valere la pena. Non sto parlando di una squadra d'altissima classifica, ma sono convinto di valere una buona Serie A. Non so se sia giusto parlare di pregiudizio sulla mia età, però è normale che tanti club puntino su giocatori più giovani magari da rivendere successivamente".
"In Serie A non ci sono calciatori italiani che hanno giocato ai Mondiali? Già, non è un momento felice ma abbiamo tutto per tornare presto in alto con qualche giovane talento".
"Ho sempre cercato di ispirarmi ai giocatori più seri e professionali: al Milan vedevo Maldini e Nesta che mi sembravano dei giganti, poi Pirlo e Gattuso che non mollavano neanche un pallone. Anche a Palermo c'erano tanti nazionali da cui imparare come Balzaretti, Cassani, Sirigu e Nocerino. A Torino ho apprezzato Rolando Bianchi, nel mio primo anno al Manchester United c'erano campioni del calibro di Rooney e Carrick. Invece all'Inter sono arrivato già adulto, Handanovic e Ranocchia appartenevano alla mia stessa generazione e assieme a loro ho acquisito una mentalità vincente".
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