Aldair Nascimento dos Santos. Per tutti più semplicemente Aldair. O anche Pluto. Un leader silenzioso e uno dei difensori più completi nella storia del calcio brasiliano, una bandiera della Roma.


Aldair è il protagonista di un docufilm in onda domani (18 settembre) per la prima volta su Sky Documentaries, ma già si racconta in un'intervista a Il Corriere dello Sport.


L'ex difensore ricorda qualche aneddoto del passato, tra la lotta alla timidezza e la fascia di capitano lasciata a Francesco Totti, ma soprattutto si sofferma sul momento dei giallorossi di Gian Piero Gasperini, attesi dalla sfida Scudetto con l'Inter.

Aldair in carriera ha marcato veri e propri mostri sacri del pallone come Ronaldo il Fenomeno ("Il più forte di tutti? Senza dubbio, faceva girare la testa") e di attaccanti se ne intende. Per questo gli viene chiesto se chi sta trascinando oggi la Roma, Donyell Malen, possa essere oggi il più complicato da affrontare per i difensori della Serie A:


"Hanno ragione, avrei faticato anche io con lui. Quando prende la palla si gira subito e ti punta. Poi è veloce, vede la porta, insomma ha tutto".

Da brasiliano a brasiliano, per Aldair Wesley può seguire un percorso simile a quello di Cafu a Roma ("Gioca diversamente, la spinta però è la stessa di Marcos. Anche la testa è buona").


Risorse in più per una squadra, la Roma, che Pluto vede in crescita e pronta a lottare per il premio grosso: "La Roma è meglio della passata stagione, sta bene con gambe e testa e arriva sempre prima sulla palla".


La domanda è esplicita, può lottare per lo Scudetto? Aldair non ha dubbi: "Sì, può lottare fino in fondo con l’Inter. Quest’anno Gasp ha anche più soluzioni dalla panchina".

A sostenere le ambizioni dei capitolini una difesa al top secondo Aldair: "N’Dicka sta facendo la differenza, per me. Ma anche Mancini ed Hermoso tengono sempre botta. Balerdi poi l’avete visto? Il gioco di Gasp è molto difficile, nessuno riesce a fare quel tipo di pressione a tutto campo per tutta la partita".


Ma a proposito di Gasperini, a Pluto sarebbe piaciuto essere allenato da lui? "Non sono così scuro che avrei giocato, lo sa? - ammette l'ex difensore - Quando sono arrivato in Italia c’era ancora il libero. Ero abituato alla zona".

Aldair guarda anche al passato, ricordando la sua proverbiale timidezza e il fatto di parlare poco ("Ho sempre cercato di far parlare l’esempio. Si può essere leader anche senza urlare".


Torna, soprattutto, sulla fascia di capitano lasciata a Totti: "Ho contribuito a creare il mito di Francesco? In quel momento tanta gente non credeva che potesse diventare così importante per la storia della Roma e del calcio italiano, ma io lo vedevo tutti i giorni in allenamento. E vedevo cose che voi umani... Insomma ne ero certo. C’è stata anche una votazione dentro lo spogliatoio, io ho espresso il mio parere "il capitano deve essere lui". Mi hanno seguito".


Infine una curiosità, davvero la Lazio l'ha cercato? "Sull’aereo per il Brasile incontrai Cragnotti. L’ho ringraziato per l’interesse, però mi sono messo a ridere", racconta Aldair al Corriere dello Sport.

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