Certe imprese sportive non nascono dal caso. E' quello che la nuova Grecia del commissario tecnico Ivan Jovanovic vorrebbe dimostrare, dopo aver conquistato solo pochi giorni fa la prima storica vittoria in gare ufficiali contro la Germania e aver iniziato il proprio percorso nel raggruppamento di Nations League col botto: doppio successo contro la Serbia e la nazionale di Jurgen Klopp e poi il pari casalingo contro l'Olanda dopo essersi trovata in vantaggio per 2-0.
Per intenderci, gli stessi vertici federali non vogliono che anche un'eventuale exploit in questa edizione di Nations League si converta, in negativo, in quello che fu la clamorosa vittoria ad Euro 2004. Il punto più alto di un movimento calcistico che sino ad allora mai si era spinto così in alto, ma che da quel momento in poi intraprese una parabola discendente che lo portò ad ottenere nel 2014 l'ultima qualificazione ad una fase finale dei Mondiali. E ad incassare una serie sempre più frequente di sconfitte poco onorevoli, come quella contro le Isole Far Oer sotto la guida di Claudio Ranieri.
No, oggi la musica che deve suonare vuole essere diversa e questo proposito poggia su basi più solide. Lo scorso gennaio infatti è stato annunciato il nuovo progetto di rinascita del calcio in Grecia, Anagennisi, che punta a trasformare un Paese dalle piccole dimensioni in una delle dieci più importanti realtà a livello giovanile nell'arco dei prossimi dieci anni. Prendendo spunto da realtà che hanno dimostrato di funzionare come Olanda, Belgio e Portogallo e attingendo con curiosità e pescando al loro interno consulenti ed insegnanti sul fronte della metodologia. La prima missione è infatti quella di creare una struttura che contempli allenatori qualificati per guidare le future generazioni di calciatori.
Un compito possibile attraverso la realizzazione di nuovi centri federali nel Paese, col quartier generale fissato nella città di Paiania (a due ore e mezza di aereo dalla capitale Atene), dove sarà realizzata una struttura sul modello della Clairefontaine francese. C'è poi un'altra sostanziale novità rispetto al passato: per arrivare ad individuare in maniera più rapida ed immediata i giovani calciatori sui quali lavorare con le nuove metodologie, la Grecia è stata suddivisa in 52 federazioni locali e in 10 regioni.
In ogni macro-area, grazie alla collaborazione delle società, sono stati introdotti dei programmi di allenamento che puntano alla valorizzazione del talento e ad abbracciare un modo di fare calcio moderno. Costruendo atleti forti fisicamente ma al tempo stesso in grado di prendersi il rischio di cercare la giocata, di essere propositivi e verticali. Si parte dai più piccoli, che vengono coinvolti in partitine di due contro due o tre contro tre per abituarsi a toccare il pallone tante volte negli spazi più stretti. Per poi gradualmente aumentare il numero dei giocatori e arrivare, a livello di Under 15, alle partite da nove contro nove, preludio alla normalità dell'undici contro undici. “Vogliamo togliere l’ossessione del risultato e ridare gioia. Niente rimesse laterali, il gioco riparte palla al piede”, dichiara l'ex attaccante del Celtic Glasgow ed oggi responsabile del settore tecnico Giannis Samaras.
Questo è quello che succede sui campi, poi ci sono le normative federali che sono chiamate a fare il resto. Come incentivare l'utilizzo sempre più massiccio di calciatori greci nelle competizioni nazionali. Un processo avviato con l'obbligo di schierare almeno due Under 18 (e portarne almeno altrettanti in panchina) nella terza divisione o di impiegare almeno un Under 21 nelle partite di Coppa di Grecia. Una mossa necessaria per invertire la pericolosa tendenza che la Super League aveva assunto nell'ultimo decennio, in cui è diventato il campionato europeo dall'età media più alta (28,5 anni) per quanto concerne i giocatori impiegati. E ritoccare anche quel dato relativo ai giocatori cresciuti nei propri vivai utilizzati dalle prime squadre, oggi fermo al 7,5%. Olympiacos e PAOK Salonicco sono le due squadre della Serie A ellenica che per capacità proprie hanno storicamente attinto di più anche negli ultimi anni sui prodotti del settore giovanile, ma il proposito che si è dato la federazione è di incentivare anche gli altri a seguire questa strada.
Se da un lato coltivare l'ambizione di esordire ed affermarsi il più presto possibile in prima squadra e nel campionato locale deve essere un nuovo punto di partenza per i ragazzi che si affacciano al grande calcio, dall'altro la Federcalcio greca sta dimostrando da un paio di annate a questa parte di essere molto attenta a non perdere di vista quei calciatori nati o cresciuti in altri Paesi ma che devono rappresentare il fulcro della giovanissima nazionale (22,7 anni di età media) di Jovanovic: per esempio, la stellina del Borussia Dortmund Kostas Karetsas poteva essere del Belgio, mentre Christos Zafeiris del PAOK avrebbe potuto scegliere la Norvegia. Al tempo stesso, l'esportazione dei migliori prodotti del proprio campionato rimane un obiettivo ed un fiore all'occhiello di una politica volta a consentire al movimento nel suo insieme di crescere. Solo nell'estate appena terminata, sono stati movimentati circa 160 milioni di euro dai trasferimenti dei calciatori greci.
Il risultato è che la nazionale capace due anni fa di conquistare la promozione alla Lega A di Nations League e in pochi giorni di battere a domicilio una potenza come la Germania e di fermare sul pareggio l'Olanda annovera attualmente alcuni dei talenti più considerati nel panorama europeo. Oltre a Karetsas, il nuovo attaccante dell'Arsenal Christos Tzolis, il centravanti del Como Anastasios Douvikas, quello del Benfica Ioannis Pavlidis, l'altra gemma del Borussia Dortmund Giannis Konstantelias (attualmente infortunato) finendo con Charalampos Kostoulas del Brighton e Christos Mouzakitis dell'Hull City.
Lo sguardo rivolto al futuro per un Paese ed una terra caratterizzata da una straordinaria tradizione di eroi ed una cultura che è la base della civiltà occidentale. Non è un caso che, nel presentare al mondo il progetto di rinascita Anagennisi, la Grecia calcistica abbia evocato il mito dei guerrieri, delle battaglie di Maratona. E abbia scelto di invitare molti dei protagonisti in campo dell'impresa degli Europei del 2004 all'evento in cui è stato dato il via al nuovo corso. L'importanza di ricordare come si è già arrivati molto in alto insieme alla consapevolezza che per riprovarci serve un approccio completamente diverso.
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