In occasione della prima giornata di campionato in Serie A vinta 4-1 contro il Monza a San Siro, l'Inter ha ospitato Leonardo Bove.


Uno dei ragazzi sopravvissuti alla strage di Crans Montana in Svizzera lo scorso Capodanno dimesso il 18 luglio dopo oltre sei mesi di convalescenza e il 50% di ustioni sul corpo, ha dichiarato a La Gazzetta dello Sport: "Mercoledì ho scritto a Javier Zanetti su Instagram, mi ha risposto venti minuti dopo ed era felicissimo di potermi invitare allo stadio. Si è appassionato dall'inizio al mio caso, era venuto due volte in ospedale. La prima mi aveva trovato sdraiato, la seconda volta era prima di partire per i Mondiali e gli ho fatto una sorpresa: sono andato ad aspettarlo in piedi all'ingresso e si è emozionato. Mi aveva promesso che mi avrebbe portato a San Siro ed è stato di parola: sono andato con mio padre e mio nonno, due veri interisti, e naturalmente lì ho riabbracciato Pupi".


"Avevo un biglietto hospitality, in tribuna autorità, ed era già bellissimo così. Poi, mentre eravamo dentro allo stadio, è arrivato il presidente Marotta: mi ha riconosciuto, mi è venuto incontro, è stato straordinario. Mi ha portato a bordo campo per vedere il riscaldamento da vicinissimo. Ho fatto delle foto con Candreva, che era lì, con Mkhitaryan, che era squalificato. Poi in tribuna c'era Curtis Jones e ho fatto una foto anche con lui: mi hanno pure inquadrato, era come stare al parco giochi".

"Nella mia stanza d'ospedale c'era parecchia Inter a farmi compagnia ogni secondo: attaccate al muro, una sciarpa e quattro magliette, due mie, una del primario del Niguarda e una di Lautaro. Vedere la squadra in tv mi ha aiutato a non pensare nelle giornate infinite, lunghissime, difficili: almeno per due ore riuscivo a sorridere, anche se con l'ansia, perché certe partite mi hanno fatto soffrire parecchio. In ospedale le ho viste tutte, sempre con mio padre accanto".


"Pensate che sul 3-2 di Zielinski alla Juve, gli infermieri sono venuti in camera a chiedermi cosa fosse successo: erano preoccupati, dovevano darmi delle pastiglie. Niente di grave, era soltanto troppa gioia. Ma in quei momenti non facevo altro che ripetermi che un giorno sarei uscito da lì, che sarei tornato a vedere l'Inter dal vivo a San Siro. Ma, soprattutto, che sarei tornato a giocare. Perché io giocherò di nuovo a calcio".


"Nei giorni più difficili è stato bellissimo ricevere la visita di una delegazione ufficiale: c'erano Marotta, il dottor Volpi, Toldo e Bergomi, che mi ha salutato anche prima della partita col Monza e poi, soprattutto, Barella e Dimarco. Quando li ho visti, il cuore ha cominciato a battermi a mille: ho anche un video del loro arrivo, registrato di nascosto da mio fratello. Si sente il dispositivo che controllava i miei battiti iniziare a suonare perché la frequenza cardiaca schizzava".


"Ho anche preso in giro Barella dicendogli che dovrebbe tirare un po' di più in porta. A Dimarco ho fatto i complimenti perché stava facendo una stagione strepitosa. Dopo che sono venuti a trovarmi regalandomi un'emozione unica, sono ancora più tifoso: è quasi come se giocassi anch'io. Soffro insieme a loro, come l'anno scorso nelle partite col Como. Mi hanno promesso che, appena mi fossi rimesso definitivamente in forma, mi avrebbero portato alla Pinetina. A questo punto, spero di andarci prestissimo".

"Voglio tirare un rigore a uno dei portieri, Provedel o Martinez. Ero uno specialista dal dischetto, freddo come Calhanoglu, e certe doti non si perdono. Ho anche qualche video in cui segno e mi piacerebbe farlo vedere a Lautaro, che è il giocatore a cui sono più legato. Quando ero piccolo, arrivò un nuovo mister che mi mise centravanti e, a quel punto, io e un altro mio compagno segnammo insieme 110 goal. Pensate che finimmo anche su Sprint e Sport. Così il mister mi aveva soprannominato "Toro": era l'anno in cui Lautaro era arrivato all'Inter, non sapevamo ancora quanto sarebbe stato forte".


"Poi vorrei parlare con Diouf perché, quando ha scoperto Milano, c'ero anche io. È incredibile, lui faceva la visita al Coni negli stessi momenti in cui dovevo farla io. L'ho incrociato nella sala d'attesa e gli ho chiesto una foto: sarò stato uno dei suoi primi selfie in Italia e vorrei mostrarglielo perché, ancora di più dopo quello che mi è accaduto, è un ricordo particolarmente felice. Per questa stagione chiederei di vincere lo scudetto e un'altra Coppa Italia. Diciamo che ho imparato ad accontentarmi di poco".