Il maestro ritrova l'allievo e gli lancia la sfida. O meglio, José Mourinho – che questa estate ha ritrovato la panchina del Real Madrid tredici anni dopo la prima volta – affronta per la prima volta la “sua” Inter in Champions League e si prepara al confronto a distanza con Cristian Chivu. Che nei mesi scorsi era stato “pizzicato” da alcune dichiarazioni dello Special One, che nella conferenza stampa della vigilia ha risposto così alle domande di Sportmediaset sull'argomento.
“Chivu sarà sempre uno dei miei. Sono molto felice per lui e per quello che sta riuscendo a fare. Lo saluterò prima della partita e dopo. Durante, invece, penserò soltanto alla partita. È stato un mio giocatore, abbiamo lavorato insieme. Abbiamo vissuto tante cose fianco a fianco, sia belle che brutte. Ma tu con chi hai parlato per sapere che io avrei un cattivo rapporto con lui? Con chi?. Cosa dovrei chiarire, non c'è nulla da chiarire. Le parole sui giovani allenatori? Alcuni hanno poi fatto bene ed altri no”, ha dichiarato José Mourinho.
Le parole dell'allenatore portoghese associate, indirettamente, proprio a Cristian Chivu sono quelle rilasciate lo scorso gennaio, quando alla guida del Benfica si lasciò andare a questa riflessione: “E' sorprendente vedere allenatori privi di esperienza guidare club considerati tra i più forti al mondo”. In molti avevano immediatamente collegato queste parole all'attuale tecnico dell'Inter, chiamato nell'estate 2025 al posto di Simone Inzaghi nonostante la sua esperienza in Serie A si limitasse ad appena 13 panchine alla guida del Parma.
Successivamente Mourinho avrebbe chiarito il suo pensiero, accusando i giornalisti di aver voluto creare dal nulla una polemica, ma nel mentre Cristian Chivu aveva in qualche maniera replicato: “Nonostante il rumore dei nemici (celeberrima espressione utilizzata proprio da Mourinho nel suo passato interista) e degli amici, la squadra continua a lavorare sodo proseguendo il sogno di essere competitivi”.
Tornando a Mourinho, così si è espresso sui sentimenti che lo accompagneranno verso questa sfida europea contro l'Inter: “Il legame emotivo è importante ma dopo la partita. Durante la partita no, è un club come un altro. Per me è una partita come le altre, come ho già detto. Dopo non lo diventerà, ma durante la gara. Non credo che, mentre si gioca, si pensi a chi è seduto sulla panchina del Real Madrid. Durante la partita non penserò a ciò che è successo in passato. Penso soltanto al fatto che sono l’allenatore del Real Madrid e che domani non giochiamo una partita decisiva, perché non decide nulla: non è una gara a eliminazione diretta e non è nemmeno la vecchia fase a gironi. Ma è una partita che si gioca domani e ogni punto è importante. Anche l’Inter verrà qui per cercare di ottenere ciò che vuole”.
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