Alessandro Bastoni nella prima disastrosa uscita della nuova Italia di Roberto Mancini contro il Belgio non c'era per squalifica e gli Azzurri in fase difensiva hanno faticato e non poco. Un turno di stop che inevitabilmente ha riportato il centrale dell'Inter a Zenica, con quel rosso rimediato contro la Bosnia che ha costretto l'allora Italia di Gennaro Gattuso al flop che non ci ha portato ai Mondiali.

Sei mesi e nove minuti dopo quella notte choc, il centrale classe 1999 si è ritrovato e riscoperto leader di una Nazionale che aveva assolutamente bisogno di lui e che, su di lui, dovrà per forza di cose costruire il proprio futuro difensivo.

Scontata la squalifica, Mancini ha preso Bastoni e lo ha immediatamente rimesso al centro-sinistra della propria difesa a 4, affiancandolo da un lato da un terzino puro e dall'altro da un centrale più fisico di lui (anche se la prova di Scalvini, seppur positiva, non è stata all'altezza di quella dell'interista).


E la prova che ne è derivata va ben oltre il goal scaccia pensieri - con una scivolata coordinandosi in poco tempo e con la palla che finisce sotto la traversa - che ha sbloccato la gara al 9' del primo tempo. Quello che però più conta è stata l'affidabilità difensiva che è nata dalle sue letture, con Scalvini a ruota e con una guida del reparto con personalità che non si vedeva da tempo.

Bastoni dopo Zenica e dopo l'eliminazione subita con la Bosnia è stato individuato ed eletto - forse giustamente - a capro espiatorio del fallimento Azzurro. Quello di ieri in Turchia è stato però il primo segnale di una rinascita che dovrà portare l'Italia dove gli compete nei prossimi 4 anni di gestione.


Parlando nel post-partita, non a caso, il centrale si è caricato sulle spalle il peso di quel fallimento cercando di ricucire il rapporto con i tifosi Azzurri non solo nei fatti in campo, ma anche a parole. E quel: "Ogni volta per me è inevitabile ripensare a quella notte. Sarò in debito con tutti gli italiani almeno per i prossimi 4 anni. Sappiamo di aver toccato il punto più basso, ma siamo un gruppo giovane e vogliamo ripartire. Chiedo solo un po' d'equilibrio e pazienza" va proprio in questa direzione.

Parole da leader - non una parola banale, sopratutto in questo spogliatoio dove da tempo si cerca qualcuno che sappia guidare i più giovani - che proiettano Bastoni verso un ruolo da certezza assoluta per il presente e per il futuro. Il difensore ex-Atalanta ci ha messo la faccia, ha chiesto pazienza per i giovani e ha invitato i tifosi a puntare il mirino su di lui e sugli altri senatori piuttosto che su chi ha bisogno di entusiasmo e positività.


Bastoni dovrà quindi essere centrale, sia a livello di personalità, ma anche in campo. Ancora una volta, stando bene fisicamente e mentalmente, ha infatti dimostrato di saper reggere anche in una linea difensiva a 4. Magari affiancato da un marcatore un po' più ruvido dello Scalvini visto ieri sera, magari allargando Calafiori stabilmente a sinistra e alzando Dimarco fra centrocampo e attacco (starà a Mancini risolvere questo dilemma) ma sicuramente senza più dubbi sulla necessità di un suo adattamento.


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