Francesco Totti ha compiuto 50 anni e Il Corriere dello Sport lo ha celebrato con una lunga intervista, di cui oggi troviamo in edicola la prima parte. E in cui la bandiera della Roma ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua lunga carriera, iniziata nel 1993 con l'esordio assoluto in Serie A contro il Brescia.

“Il momento calcistico più bello proprio il 28 marzo di trentatré anni fa. Perché l’esordio è quello che tutti i ragazzi, tutti i bambini hanno come sogno ricorrente, no? Fortunatamente sono riuscito a realizzarlo e a dargli un seguito. Il momento più brutto? Tolti gli infortuni che fanno parte del percorso, è stato il giorno in cui ho smesso. Quando ho chiuso per sempre. Se c’è un inizio c’è anche una fine. Il fatto è che noi giocatori abbiamo un modo di pensare e vivere diverso da quello delle persone normali. La nostra giornata è fatta di abitudini. Facciamo sempre le stesse cose, la vita ha sempre gli stessi tempi, le stesse pause, questa cosa ci rassicura. Ho avuto paura, sì, anche perché quando volti pagina non sai ancora cosa troverai. E quando sei abituato a determinate cose e capisci che non potrai più ripeterle fai i conti con il vuoto. E lo devi riempire con tanto altro”.

Alla domanda su quale sia stato il più bello dei suoi 307 goal, al Corriere dello Sport Francesco Totti replica così: “Per me uno dei più belli, tolti quelli di Genova, Milano e del derby, resta un gol che ho segnato all’Udinese all’Olimpico. Quel giorno feci una doppietta... Batistuta fa un mezzo cucchiaio, uno scavino, io di testa - non ricordo se mi marcava Bertotto - controllo il pallone e, spalle alla porta, dove c’era De Sanctis, calcio di controbalzo all’incrocio sul secondo palo”.

Sul rapporto col padre Enzo, scomparso nell'ottobre 2020: “Quando hai un padre che ti insegna i valori e l’educazione è già tanto, è tutto. Diciamo che il mio è stato un padre particolare sotto tanti punti di vista. In trenta, trentacinque anni, ho iniziato prestissimo, mai un complimento. Sognavo che mi dicesse “ammazza, oggi sei stato veramente bravino”... Ma se segnavo due gol diceva che ero una pippa perché avrei dovuto farne tre. Ogni tanto mi lamentavo con mia madre. “Perché papà mi dice sempre così? Gli sto antipatico, non lo fa apposta, me lo dice perché lo pensa veramente”. E lei: “Ma te lo dice apposta. Lui è contento, è stracontento di te”. Con i miei figli faccio lo stesso”.