A volte il talento non basta, anche se ne hai davvero tanto.


E' il caso della Serbia, nazionale che negli ultimi anni ha portato sui palcoscenici più importanti del pallone diversi giocatori dalle più svariate qualità. Da Tadic a Milinkovic-Savic e Vlasic, da Mitrovic a Jovic e Vlahovic, fino ai più recenti Pavlovic e Aleksandar Stankovic: l'elenco è lungo e ricco di calciatori che hanno saputo imporsi nei top campionati Europei.


Eppure oggi la selezione guidata da Veljko Paunovic attraversa uno dei momenti più complicati della sua storia recente. La mancata qualificazione agli ultimi Mondiali è una delle fotografie più lampanti delle difficoltà della Serbia, ma anche il nuovo ciclo avviato dopo la delusione non dà segnali incoraggianti.

Mettere a frutto il talento è sempre complicato e con il latitare dei risultati la pressione e le critiche aumentano costantemente. Se poi il risultati sono estremamente negativi, il tutto si amplifica esponenzialmente.


Le Qualificazioni Mondiali avevano già esplicitato questo aspetto: la Serbia vince le partite con le piccole, ma quando la posta in palio si alza si sgretola. Perdere i due confronti con l'Inghilterra era preventivabile, seppur non con queste proporzioni (0-5 in casa e 2-0 a Wembley), ma a fare male sono stati gli scontri diretti con l'Albania che ha staccato poi il pass per gli spareggi: 0-0 in trasferta, addirittura sconfitta per 0-1 a Leskovac. Due risultati costati carissimo, visto il solo punto in meno dell'Albania al termine del girone di qualificazione.


Delusioni da archiviare e nuovo ciclo da avviare, ma i primi passi sono rovinosi e i dati del 2026 sono impietosi. Una sola vittoria, di misura contro l'Arabia Saudita, poi cinque sconfitte: contro Spagna (3-0), Capoverde (3-0) e Messico (5-1) in amichevole, ultime le due contro Grecia e Olanda (entrambe in casa, entrambe per 1-2) nei primi due turni di UEFA Nations League.

Cinque ko su sei, con soli cinque goal realizzati e 16 concessi. I numeri da soli evidenziano come i problemi non siano limitati a un reparto ma siano distribuiti per tutto il campo. E si spiegano con una difficoltà evidente nell'effettuare il ricambio generazionale.


Meno urgente, dal punto di vista anagrafico, in difesa dove c'è una base su cui impostare i lavori con giocatori come il milanista Pavlovic, Erakovic, Terzic, Simic e Nedeljkovic, assistiti dal veterano Kostic e alternative promettenti come Mimovic. Il tutto davanti a un portiere comunque affidabile come Vanja Milinkovic-Savic, senza dimenticare Filip Stankovic.


E' in attacco dove si fa più fatica a trovare punti di riferimento nuovi dopo essersi appoggiati per anni sulle spalle di Mitrovic (ora ai box per un problema al ginocchio) e aver sperato nella consacrazione di Vlahovic, oggi fuori dalle rotazioni. Si resta così aggrappati alla qualità di un Tadic ormai arrivato a 37 anni e ai lampi di veterani come Zivkovic e Jovic, senza riuscire a tirare fuori una stella che possa brillare con costanza per il nuovo percorso. Joveljic, Stulic, Milosevic e Ivanovic, i tentativi non sono mancati e ancora non mancano, considerate ore le speranze riposte nel giovane Mihajlo Cvetkovic, 2007 dell'Anderlecht già autore di 4 goal in questo avvio di stagione tra qualificazioni all'Europa League e prima giornata della competizione UEFA.


Difesa, attacco e non manca chiaramente il centrocampo, che ancora si appoggia a quella che dieci anni fa veniva considerata la generazione d'oro: Sergej Milinkovic-Savic e Gudelj, Maksimovic e Lukic, non più promesse ma senatori che ora devono guidare la transizione verso la nuova generazione. Una transizione che vede in Aleksandar Stankovic una delle grandi speranze per il futuro prossimo, nonostante anche il figlio di Dejan viva un momento non particolarmente brillante, poco impiegato all'Inter e non convincente nelle ultime uscite con la Serbia. Lazar Samardzic è il giocatore più di altri che sta tradendo, tra club e nazionale, le aspettative che c'erano su di lui, al punto che già una nuova generazione di centrocampisti offensivi inizia a spingere alle sue spalle. Andrija Maksimovic, ma soprattutto Vasilije Kostov: il classe 2008 della Stella Rossa "più forte dai tempi di Stankovic" ha già stregato mezza Europa, da Inter e Milan fino ad Arsenal, Barcellona, Bayern Monaco e PSG. La speranza in patria è che possa essere la gemma attorno a cui costruire una nuova generazione. Sempre ricca di talento, ma non più fine a se stesso: la consacrazione passa anche - e inevitabilmente - dai risultati.

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