Alla vigilia del big match contro l'Inter, il portiere della Roma, Mile Svilar, si racconta in un'intervista al Corriere della Sera: "Il mio vero nemico è il pensiero. Lo sa qual è la parte più difficile del mio lavoro? È quella in cui non faccio niente. Anzi, quella in cui tutti credono che non faccia nienteà. Penso. Che è più difficile di parare. E sì, perché è più semplice essere sempre sotto stress con gli interventi, lì non hai tempo di ragionare, ti aiuti con l’istinto. Ma in una squadra dominante come la Roma, che la maggior parte della partita la gioca nell’altra metà campo, io passo molto tempo solo con me stesso. E devo pensare. E penso negativo, un portiere deve farlo, deve ipotizzare sempre lo scenario peggiore. Il rischio è che i pensieri negativi ti travolgano. Nel giorno della partita faccio una seduta con il mio mental coach. Sempre, non la salto mai".

Inter-Roma

"È una grande partita che non vediamo l’ora di giocare per misurarci contro la squadra più forte del campionato, quella che negli ultimi anni è stata al top. Duello scudetto? Mi viene da sorridere. In questa città fai 2-3 partite buone e vieni esaltato, poi perdi ed è il dramma. Noi dobbiamo essere equilibrati, stabili. Però sappiamo da dove veniamo e sappiamo dove vogliamo andare".


Chi parla di un podio Inter, Roma e Como sbaglia?

"Per il tipo di gioco, per i gol, per il modo di vincere le partite, può essere giusto. Ma siamo a settembre, è presto".


Che cosa le chiede Gasp di diverso dagli altri tecnici?

"Sa in che cosa il mister è realmente differente? Che mi lascia libero nelle scelte, lui sì!".


L’avversario più difficile?

"Malen, fa sempre gol pure in allenamento".


Non vale, così.

"Lautaro, difficilissimo da decifrare. E Thuram, mamma quanto è rapido".


La Juventus ha offerto 40 milioni per lei. È stato vicino a lasciare la Roma?

"Non ho avuto neppure un colloquio su questa cosa. Non sono uno che firma un rinnovo fino al 2030 e l’anno dopo rinnega la scelta fatta".


Se le dico De Rossi?

"Mi ha cambiato la vita. Forse oggi non sarei alla Roma senza di lui".