Marco Branca, ex direttore sportivo dell'Inter e oggi agente, è tornato a parlare della sua esperienza in nerazzurro senza risparmiare retroscena e aneddoti nella lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport.


Non solo le discussioni con José Mourinho e Christian Vieri (LEGGI QUI) ma anche le numerose operazioni di mercato che hanno contribuito a costruire una delle Inter più vincenti di sempre: ecco alcuni dei passaggi più interessanti.


"È vero che Francesco Guidolin le sconsigliò Maicon? Sì, diceva che non era un professionista. Ma per tenere lui, finiti i posti da extracomunitario, rinunciammo a Tevez: volevamo mettere Zanetti a centrocampo e Maic dietro a destra, anche se nel Monaco non aveva mai giocato in quel ruolo"

"Il famoso “non scam­bio” Gua­rin-Vuci­nic? Ero già in uscita, arri­vai a cose fatte: ricordo una stretta di mano Fas­sone-Marotta e poi il casino suc­ces­sivo, esa­ge­rato".

"Il più bello dei quin­dici titoli vinti con l’Inter? Facile dire la Cham­pions, ma io ho amato molto gli scu­detti: per un diri­gente il coro­na­mento di un lavoro gior­na­liero fatto di un pro­blema da risol­vere ogni 5-6 minuti, di cin­que alle­na­menti non visti sul campo in dieci anni".

"Forse quella per Snei­j­der: chiusa gra­zie ad uno stra­ta­gemma deciso con Erne­sto Bron­zetti, che non posso rac­con­tare, e un quasi liti­gio con Mou­ri­nho. Anzi, senza quasi. Lui mi diceva che Wesley non sarebbe mai venuto. “Devi pren­dermi uno fra Pan­dev, Julio Bati­sta e Van der Vaart”, visto che Deco costava trop­pis­simo. Ma io volevo Snei­j­der: era per­fetto. Ero stato al tele­fono fino alle 4 del mat­tino con il suo pro­cu­ra­tore per con­vin­cerlo, quando Mou mi vede mi fa: “Bravo, ma non siamo riu­sciti a far­gli fare l’ultimo alle­na­mento prima del derby”. L’ho pro­prio man­dato a quel paese"

"La scelta di non ven­dere, dopo il Tri­plete, almeno uno fra Mai­con, Milito e Snei­j­der Par­lare quin­dici anni dopo non vale niente. Se cambi prima, spesso duri di più? Ci sta. Ma allora pre­valse la voglia di Moratti di tenerli e dei gio­ca­tori di restare: non voglie da poco"