Lo manda papà e già per questo dovrebbe essere garanzia di successo. Davide Ancelotti ha impiegato pochissimo tempo a prendersi la scena nella sua nuova avventura da allenatore del Lille, capolista in Ligue 1 dopo quattro giornate in coabitazione col Monaco. E con un margine di 5 punti sul Paris Saint-Germain. Squadra alla quale Les Dogues hanno “imposto” il pareggio dopo essere stati addirittura in vantaggio di due goal sino all'84°, prima che in pieno recupero Vitinha e Marquinhos riacciuffassero clamorosamente il pareggio.
“Mio padre mi chiama dopo ogni partita per discutere di com'è andata e analizzarla. Ormai è un'abitudine tra di noi”, ha dichiarato Ancelotti jr dopo il successo per 2-0 contro il Troyes che ha permesso al Lille di mantenere la vetta della classifica e che ha riproposto un Tiago Santos in grande spolvero. L'esterno destro portoghese è una delle grande riscoperte di questo inizio di stagione, tornato a livelli di condizioni eccelsi dopo aver superato i postumi dell'infortunio al ginocchio di due stagioni fa che lo ha molto condizionato anche in quella passata. Oltre al goal bellissimo con cui ha sbloccato la gara dello scorso fine settimana, il calciatore che è stato nel mirino del Milan nelle ultime sessioni di mercato rappresenta uno dei valori aggiunti di una squadra che in estate ha perso due giocatori molto importanti come Bouaddi e Fernandez-Pardo.
Dal giorno del suo insediamento, il Lille di Davide Ancelotti si è schierato con un 4-2-3-1. Detto di Tiago Santos, pedina irrinunciabile sulla corsia destra, il resto della difesa è completata dalla presenza di Perraud a sinistra e dalla coppia centrale formata da Ngoy ed Aleksandro; in mediana, la guida esperta del 36enne André e del 31enne Bentaleb si alterna ad uno dei nuovi acquisti dell'estate, l'ex Salisburgo Kjaergaard, mentre la qualità è messa nelle mani dell'islandese Haraldsson sulla trequarti e di Mbappé jr a destra. In avanti, oltre all'immortale Giroud, ad occuparsi dei goal c'è il giapponese Ueda, che lo scorso anno col Feyenoord ha girato a quota 26 reti in 40 partite.
Squadra cinica, compatta, contraddistinta da una fase difensiva che ha lasciato sinora solo quei due goal al Paris Saint-Germain e poi ben tre clean sheet nelle prime quattro gare di campionato. Più o meno come avrebbe fatto papà Carlo, da cui sembra aver preso anche quella capacità ad essere – vista l'età – una sorta di fratello maggiore coi suoi calciatori. Dopo l'ingenua espulsione di Ethan Mbappé per una gomitata all'ex Napoli Natan in occasione della sconfitta col Betis Siviglia al debutto in Champions League, Davide Ancelotti non ha calcato la mano nei confronti del fratello di Kylian e anzi i due sono stati protagonisti di un bell'abbraccio prima dell'ingresso in campo di Mbappé contro il Troyes. A conferma della presa che l'allenatore italiano ha avuto su uno spogliatoio che lo scorso anno aveva vissuto una bella esperienza con Bruno Genesio (oggi a Marsiglia), le parole dell'ex milanista Olivier Giroud che ha sottolineato il curioso modo con cui vengono stimolati i calciatori prima delle partite.
Evidentemente deve aver avuto il suo peso nell'ennesima rinascita del centravanti francese - che come il buon vino migliora o comunque si mantiene di pregiata qualità anche col passare degli anni – la scelta di Ancelotti di citare racconti della mitologia greca per spronare i giocatori del Lille ad andare in campo con la giusta determinazione. Basterà anche questo per fare nuovamente della squadra “nordista” una competitor credibile per il titolo e provare quanto meno a mettere a repentaglio il dominio incontrastato del PSG? Presto per dirlo, ma sorprende indubbiamente la rapidità con cui Davide Ancelotti ha saputo entrare nel cuore dello spogliatoio sfruttando il poco tempo avuto a disposizione per preparare la squadra. La sua estate è stata infatti senza vacanze ed un attimo di tregua, visto che prima di addentrarsi nella sua seconda avventura da allenatore (la prima col Botafogo si era conclusa con l'esonero dopo 33 partite tra luglio e dicembre 2025) il tecnico aveva accompagnato papà Carlo nell'avventura ai Mondiali col Brasile.
Un'esperienza conclusasi prima del tempo, con l'eliminazione agli ottavi di finale per mano della Norvegia, ma che era risultata comunque utilissima per accrescere il suo bagaglio di conoscenze e consolidare il percorso affrontato, sempre al fianco di Carlo, nella fortunatissima avventura al Real Madrid. Se in occasione della prima Champions League vinta coi blancos il ruolo da secondo di Zinedine Zidane aveva avuto un impatto positivo, a più riprese lo spogliatoio delle merengues ha sottolineato il grande apporto, umano e tattico, dato da Davide Ancelotti nel secondo ciclo madridista del padre, accompagnato dalla conquista di altre due Champions.
Oggi i ruoli sono cambiati e, secondo quanto rivela As, che ha dedicato un interessante reportage sul lavoro svolto sin qui a Lille dall'allenatore classe '89, anche in questa storia gioca una parte importante uno dei collaboratori portati da Ancelotti in Francia. Diego Nogales è per esempio la figura deputata alla preparazione delle situazioni su palle inattive ed è considerato uno dei migliori nel suo ruolo. Prima di questa avventura al fianco di Ancelotti, aveva allenato solo nelle categorie inferiori e aveva iniziato il suo percorso nelle giovanili del Real Madrid, dove peraltro, da assistente di Raul alla guida del Castilla, ha visto crescere tra gli altri un certo Nico Paz.
Un altro pezzo di un puzzle che intriga e che ha riacceso l'entusiasmo di una delle piazze storiche e più calde del calcio francese. Che, dopo aver ritrovato la Champions League grazie al lavoro di Genesio e di una struttura societaria che ha nel presidente Olivier Letang il suo vertice, ora sogna di rinverdire i fasti della straordinaria stagione 2010/2011, quella del titolo conquistato grazie con Hazard, Gervinho, Rami e Mavuba. E con Rudi Garcia allenatore.
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