Paolo Vanoli ex allenatore della Fiorentina, è stato intervistato dal Corriere dello Sport. Ecco i passaggi più interessanti dell’intervista.
"Quanto mi dispiace non essere ancora a Firenze? Tanto, 11. Perché me lo sono meritato. Volevo costruire una squadra a mia somiglianza, volevo interagire con il direttore ed ero convintissimo di poter portare la Fiorentina in alto, perché conoscevo bene l’ambiente. Ho lavorato sei mesi con una squadra che non avevo scelto io: il dispiacere sta lì".
"Sono entrato in una società in un momento molto particolare. La settimana prima era andato via anche Pradè e ci siamo ritrovati praticamente io, Ferrari e Goretti. Una squadra costruita per altri obiettivi era ultima con quattro punti e dentro lo spogliatoio c’era anche gente spaventata. La cosa più difficile era far reagire i giocator. L’obiettivo del presidente, quando ci siamo parlati, era sistemare la situazione e raggiungere la salvezza. Questo è stato fatto. Oggi, vedendo i tifosi viola festeggiare il centenario, ne sono ancora più orgoglioso. Ho lasciato la Fiorentina in Serie A e ho dato la possibilità di costruire un sogno. Oggi, riflettendoci, penso sia stato un capolavoro".
"Non mi chiedo mai perché succedano certe cose. Le scelte le lascio alla società. Forse quello che mi ha dato più fastidio, personalmente e umanamente, sono stati i tempi. Penso che certe cose si sapessero prima: si poteva tranquillamente dire “grazie, arrivederci”. Reputo il direttore Paratici una persona di valore, una persona che capisce veramente di calcio e ho avuto il piacere di starci insieme per sei mesi. Poi il calcio ormai è un’azienda e, quando cambiano certe cose, rischi di cambiare anche tu. Quello che ho fatto sul campo, però, resta tangibile".
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