La prima sconfitta in Champions si somma alle due in campionato. E fa male al Napoli di Allegri, anche se viene accettata con (relativa) serenità. L’Arsenal era più forte, e si sapeva. L’Arsenal ha meritato, e si immaginava. L’Arsenal ha vinto, e basta così. Al Napoli restano gli applausi dei tifosi per l’impegno e qualche commento tipo “a testa alta”. Ma, seppure i segnali del gioco non siano negativi, è ovvio che in campionato servirà una svolta, anche per il morale.
Un po’ di commenti sui singoli. Meret reattivo su Merino e graziato da Saka nel primo tempo. Poi è uscito per infortunio, rimpiazzato da Milinkovic-Savic, subito graziato da Hincapie ma poi punito dall’imparabile tracciante di Odegaard. Il capitano Di Lorenzo in sintesi: esperienza nella posizione tattica, più giovanile generosità in avanti. Rrahmani molto più concentrato rispetto al campionato, affiancato da Marín in continua crescita tecnico-tattica. Soffrendo anche meno del previsto, Olivera ha gestito la naturale difficoltà nel duello con Saka.
A centrocampo Gilmour ha offerto il meglio di sé davanti alla difesa, mentre a Lobotka è toccato l’inusuale compito di corsa e rincorsa, per non far sentire troppo le assenze di Anguissa e McTominay. Con lo scozzese e lo slovacco a coprirgli le spalle, De Bruyne ha deliziato in appoggio e in conclusione: rispetto alla stagione scorsa, il belga ha ripreso a produrre calcio raffinato, seppure ancora con qualche macchia di esitazione, clamorosa l’ultima a ridosso del fischio finale.
In avanti, a Politano e Alisson non è mancato nulla a parte l’ultimo tocco, che però non è poco. Così a Højlund, autore comunque di una buona prova, non è rimasto altro che strozzare le velleità in conclusione. Dopo un’ora, sfiniti, i due esterni hanno lasciato spazio alla freschezza di Favasuli e Vergara, entrambi volenterosi e coraggiosi. Per l’assalto finale c’è stato un quarto d’ora a disposizione di Neres e Lucca, che però hanno combinato poco, quasi nulla.
Alla fine al Napoli è rimasta la sensazione di una sconfitta quasi ineluttabile, però da rimpiangere perché concretizzata quando ormai sembrava scampata. Se ne riparlerà a ottobre, quando l’avversaria più temibile del calendario, l’Arsenal appunto, sarà alle spalle e il percorso sicuramente meno arduo.
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