L'ex difensore dell'Inter, Ivan Ramiro Cordoba, ha parlato al Corriere della Sera. Ecco le sue parole.


"Il guaio della serie A di oggi che i grandi club non sono più in mano a proprietari tifosi. Ci sono i fondi. E i fondi ragionano con i numeri. Moratti, Berlusconi, Agnelli, Sensi: ecco, loro mettevano in campo l’emozione, oltre ai numeri. E la trasmettevano a tutti quelli, calciatori compresi, che lavoravano con loro”.


"Per dire: ragionando con i numeri, Ronaldo in Italia forse non l’avremmo mai visto. Per fortuna che all’Inter è rimasto almeno Zanetti. Se mi ha sorpreso l’addio di Ausilio? Un po’ sì. Forse risponde alla logica di prima: vengono prima i numeri degli obiettivi sportivi. Se nel mio futuro tornerà a esserci l’Inter? Ah, mai dire mai...".


"Chivu è un professore della semplicità. Perché la semplicità? Perché lo faceva da calciatore. E ora da allenatore mi sembra di rivedere la stessa dinamica. Quando era in campo faceva il terzino o il centrale, tutto con estrema naturalezza: vedevi lui e ti tranquillizzavi. Ecco: questo è quel che è riuscito, da tecnico, a trasmettere ai giocatori dell’Inter. Con lui i giocatori dell’Inter sono tornati a essere liberi di testa, sono tornati a vedere il calcio in maniera semplice. E si percepisce anche nel tipo di comunicazione che Cristian ha scelto: essenziale, diretta, chiara".


"L'Inter può aggredire la Champions, credo che abbia gli uomini e la maturità per tornare in finale una terza volta. Ma dico di più: non “può” provarci, ma “deve” provarci. Perché la mentalità di un club è necessariamente questa. Lo sa anche Chivu, che ha il vantaggio di aver già vissuto ai tempi del Triplete atmosfere simili. Poi la bravura sta nel saperlo comunicare, nel saper trasferire il messaggio ai calciatori e all’ambiente”.