Sembravamo la Spagna, invece eravamo l’Italia. Ma non l’Italia strabattuta dal Belgio tre giorni fa. No. Tutt’altro. Un’altra nazionale, con altri giocatori, ben altro gioco e tutt’altro spirito. Tanto che nel primo tempo, appunto, sembravamo la Spagna campione del mondo anziché l’Italia che ha cambiato tre generazioni di televisori a forza di guardare i mondiali dal salotto di casa.
Vista da casa, è difficilissima da spiegare questa bella partita e questa meravigliosa vittoria. Difficilissimo, impossibile il giudizio anche con il supporto dei social, frenetici a salire, scendere e risalire sul carro di Roberto Mancini. Eppure c’è una logica per spiegare la trasformazione dal Belgio alla Turchia, dal deludentissimo 0-2 in casa all’eroica vittoria per 4-1 in trasferta.
Innanzitutto il valore degli avversari: improponibile il duello a distanza tra belgi e turchi. Ma soprattutto le scelte di formazione. Kayode e Bastoni in difesa, Fagioli e Frattesi a centrocampo, Seba Esposito e Raspadori in attacco: le novità hanno dato all’Italia qualcosa di nuovo. Tecnica, personalità e resilienza fino alla fine. Meritatissimi complimenti, dopo tante (premature?) critiche al debutto. E complimenti anche ai giocatori, da elencare uno a uno.
Nel primo tempo Donnarumma ha solo preso freddo e pioggia: un’agonia, senza far nulla. Poi nella ripresa è uscito a vanvera, tipo chi va a fare shopping per noia. Poche storie e zero battute su Kayode: è un grande che promette di diventare grandissimo e per fortuna (sua e dell’Italia) è andato a giocare all’estero, altrimenti qui avrebbe fatto ancora la riserva. La coppia dei centrali ha avuto un compito facile, svolto da Scalvini con sicurezza da universitario, come fosse il “compitino” delle medie. Invece Bastoni ci ha messo qualcosa in più, ovvero il goal che ha cancellato i fantasmi: sia quelli suoi personali che quelli degli azzurri in generale. A sinistra Ruggeri è stato rude, ruvido, essenziale. Tre parole, plus altri due aggettivi: utile e affidabile.
A centrocampo Tonali si è ripreso la dignità perduta giocando con serietà davanti alla difesa, mentre Fagioli è premier incontrastato del centrosinistra: ha giocato con qualità superiore a tutti gli altri. Incredibile come e perché sia stato sottovalutato e mai impiegato finora. Il trio di mezzo è stato completato dalle fiammate di Frattesi, puntuale nel goal del raddoppio e incisivo negli inserimenti senza palla.
Un altro trio vincente in avanti, dove Raspadori ha giocato la sua miglior partita da tre anni a questa parte, tanto da non far sfigurare la maglia numero 10 appoggiata sulle sue spalle, fin troppo abituate negli ultimi anni ad appoggiarsi allo schienale della panchina. Nella ripresa gli è subentrato Cambiaghi, quando la partita è diventata un’altra ed è ingiusto proporre confronti con le undici “furie azzurre” del primo tempo.
E poi i fratelli d’Italia, i fratelloni di Castellammare di Stabia, che non erano nemmeno nati quando i loro compaesani, i leggendari Abbagnale, erano i fratelloni del canottaggio e degli ori olimpici. Pio e Sebastiano vogavano sotto la pioggia, battendosi, pressando, allungando la squadra. Bravi tutti e due. Bravissimo Pio nella testata cercata e trovata per il quarto gol. Dopo un’ora Seba ha lasciato il posto a Doumbia, che è andato a destra a fare il bodyguard di Kayode. Poi sono entrati anche Scamacca e Romano, quando c’era semplicemente da lottare nel fango, senza le pretese stilistiche del primo tempo. Ma senza neanche uno schizzo di fango sulla limpida prova azzurra del primo tempo, quello in cui sembravamo la Spagna e invece eravamo semplicemente l’Italia.
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