“Diffidate delle imitazioni”, recitava un noto claim pubblicitario. E anche di chi stila giudizi definitivi dopo la terza giornata di campionato, ma questo lo aggiungiamo noi. Tanto più quando si pretende di emettere sentenze su calciatori nuovi, arrivati dall'estero e ai quali si chiede di rendere ad alto livello da subito. Il caso del nuovo centravanti del Milan Gonçalo Ramos è piuttosto emblematico. Siccome arriva dal Paris Saint-Germain ed è stato pagato una cifra molto alta (74 milioni di euro più bonus), automaticamente deve segnare in ogni partita ed ogni prestazione sottotono viene commentata con particolare severità.
C'è poco da fare: l'abbuffata di partite alle quali siamo ormai abituati impone valutazioni continue e il “tribunale” dei social non ha contribuito a promuovere una comunicazione più serena e prudente quando, ogni tre giorni, si scende in campo. Questo non dovrebbe essere però il pretesto per stilare analisi che rischino di risultare imprecise e superficiali, in quanto non tengono in conto i contesti tattici in cui i singoli calciatori sono inseriti e come il rendimento in questo caso di un centravanti dipenda molto dalle scelte e dalle caratteristiche di chi gli gioca vicino. Non fa eccezione Gonçalo Ramos, che nell'ultima partita contro la Juventus è risultato tra i meno convincenti, finendo spesso per girare al largo dell'area di rigore avversaria e non rendendosi mai pericoloso.
L'attenzione si è spostata dunque sui circa undici chilometri che l'attaccante portoghese avrebbe percorso per andare a caccia di palloni e per aiutare i compagni in fase di non possesso. Certamente un lavoro preziosissimo e che dà l'idea della mentalità di un calciatore che, pur avendo trovato poco spazio da titolare nelle ultime stagioni a Parigi, ha evidentemente fatto in tempo ad apprendere molte cose da un allenatore come Luis Enrique. Che, pur preferendogli sistematicamente il Pallone d'oro in carica Ousmane Dembelé, è riuscito ad arricchire il bagaglio di conoscenze di Gonçalo Ramos trasformandolo in un numero nove più completo. La domanda però sorge spontanea riferendo tutto questo alla sua nuova avventura in rossonero: al Milan serve questo tipo di giocatore?
Il quesito è retorico e la risposta è no. Dall'addio di Olivier Giroud al termine della stagione 2023/2024, la società di via Aldo Rossi è alla ricerca di una punta di caratura internazionale, in grado di garantire un certo numero di goal. Agli esperimenti fallimentari con Morata e Gimenez, le delusioni alle voci Abraham e Jovic non è stato posto rimedio nemmeno nell'ultima annata sotto la guida di Allegri, che ha reclamato invano l'acquisto di un centravanti e che ha dovuto accontentarsi di un improvvisato Leao piuttosto che di Nkunku e Fullkrug. Sulla carta, Gonçalo Ramos aspira legittimamente a colmare quel vuoto, se si considera anche il suo passato al Benfica (41 goal in 106 partite), oltre ai numeri collezionati con PSG (45 reti in 131 presenze) e Portogallo (11 in 27 apparizioni). Il problema è che ad oggi – ma ricordiamolo, siamo solamente alla terza giornata – il Milan non ha ancora capito come innescarlo e quindi valorizzarlo.
Gonçalo Ramos è soprattutto un attaccante che vive dentro l'area di rigore, nella quale sa muoversi bene pur non essendo in possesso di un fisico statuario. Ma per intelligenza calcistica ha dimostrato nel corso della sua carriera di saper essere un'arma molto importante – anche per liberare spazi per i compagni di reparto – nonostante non rappresenti l'archetipo del giocatore da 20-25 reti a stagione.
Di certo non può ambire ad esserlo almeno fino a quando la formazione di Rubén Amorim, che si è speso in prima persona per averlo in squadra, non avrà trovato tempi e meccanismi di gioco più collaudati. Innalzando il tasso qualitativo dalla metà campo in su, che domenica scorsa contro la Juve è risultato molto al di sotto di certi standard sia per la prestazione generale della squadra sia per i molti errori tecnici commessi a livello individuale. Sono mancati principalmente i cross, un fondamentale che ha spesso esaltato le qualità migliori di Gonçalo Ramos nelle precedenti esperienze. Per non parlare della continua alternanza nelle posizioni occupate dai trequartisti, figlia della condizione precaria di qualcuno e di un mercato che non colmato certe lacune.
Ma è complessivamente che il Milan oggi è una squadra ancora comprensibilmente lontana dall'idea del suo nuovo allenatore e a risultarne più penalizzato è proprio il giocatore che dovrebbe sublimare tutto il lavoro dei compagni per portare l'intero gruppo ad un livello superiore. Ecco perché le critiche, in certi casi anche esagerate ed ingiustificate per la partenza “al rallentatore” di Ramos (un gol in tre partite) risultano difficilmente condivisibili e difendibili. Diffidate, gente, diffidate.
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