Per capire l'importanza del trasferimento di Giulia Dragoni dal Barcellona al Chelsea bisogna partire da un dato: è l'operazione più cara di sempre per il calcio femminile italiano, mai una calciatrice è stata pagata così tanto. Centrocampista classe 2006, è la prima italiana nella storia del Chelsea Women ed è un'altra spunta verde in una carriera fatta di record e primati: prima italiana tra ragazzi e ragazze a entrare nella Masìa, il settore giovanile del Barcellona e uno dei più importanti al mondo; a 17 anni e 19 giorni è diventata la straniera più giovane a debuttare in prima squadra superando il record di Leo Messi. Poi? Ah, sì: prima italiana a vincere una Champions. Dal club alla nazionale, la musica è la stessa: Dragoni è la calciatrice italiana più giovane ad aver debuttato con l'Italia, la più giovane ad aver giocato un Mondiale nella storia di tutte le nazionali azzurre, superando il primato di Beppe Bergomi. E ora sventola bella alta la bandiera tricolore al Chelsea insieme a Marco Palestra. Dietro al percorso di crescita che ha portato Giulia in Inghilterra c'è la regia di Assist Women, una delle agenzie più importanti a livello internazionali e porto sicuro per molte calciatrici. Quelli che qualcuno definisce 'architetti dei trasferimenti' perché progettano e costruiscono le carriere delle ragazze diventando punto di riferimento.
A spiegare l'impatto sociale e culturale che ha avuto il passaggio di Giulia Dragoni al Chelsea è il fondatore e CEO di Assist Women Alessandro Orlandi: "Credo che questa operazione abbia superato i confini di un semplice trasferimento calcistico - racconta nella nostra intervista - Giulia è una ragazza italiana di 19 anni che passa dal Barcellona al Chelsea, due dei club più importanti e riconoscibili al mondo, dopo aver lasciato l’Italia giovanissima per inseguire un percorso internazionale. Dietro questo trasferimento c’è una storia che parla di talento, ma soprattutto di coraggio, ambizione e capacità di immaginarsi oltre i confini. Ed è proprio questo l’aspetto che per noi conta maggiormente. Come Assist Women lavoriamo ogni giorno affinché le nostre calciatrici possano esprimere il massimo del loro potenziale, ma sentiamo anche una responsabilità più grande: attraverso le loro storie possiamo contribuire a cambiare la percezione del calcio femminile e ad allargare l’orizzonte di chi verrà dopo di loro. Quando una ragazza italiana di 19 anni viene scelta dal Chelsea, non si muove soltanto una calciatrice. Si sposta un po’ più avanti il confine di ciò che una bambina italiana può immaginare possibile.
"Una possibilità concreta. Quando ero piccolo, chi sognava di diventare calciatore aveva davanti centinaia di riferimenti, campioni, poster, figurine, partite in televisione e storie alle quali aggrapparsi. Per tantissime bambine questo immaginario, fino a pochi anni fa, non esisteva nella stessa misura. Oggi sta cambiando. Una bimba può guardare Giulia e pensare: 'Posso farlo anch’io'. Può vedere una ragazza italiana giocare nel Chelsea, confrontarsi con le migliori calciatrici del mondo e costruire una carriera internazionale. Noi crediamo moltissimo nella forza dei role model. Perché prima ancora delle strutture e delle statistiche, un movimento cresce quando aumenta il numero di persone che possono sognare di appartenervi. Se attraverso le storie delle nostre ragazze riusciremo a portare anche una sola bambina in più su un campo da calcio, avremo prodotto qualcosa che va ben oltre qualsiasi trasferimento".
"Sarei prudente nel caricare una singola ragazza di una responsabilità così grande. Il calcio femminile italiano sta crescendo grazie al lavoro di tante calciatrici, club, dirigenti, famiglie e professionisti che hanno costruito questo percorso negli anni. Però credo che esistano momenti simbolici capaci di accelerare i cambiamenti culturali. E questo può essere uno di quelli. Giulia ha 19 anni ed è passata dall’Inter al Barcellona, in prestito da protagonista vincente alla Roma e oggi al Chelsea. Il messaggio che arriva alle nuove generazioni è potentissimo: il talento italiano può avere una dimensione globale. Per noi questo trasferimento non deve essere un’eccezione da celebrare per anni. Deve diventare un precedente. Il giorno in cui vedere una giovane italiana protagonista nei più grandi club mondiali non farà più notizia, probabilmente avremo davvero vinto tutti".
"Me lo auguro, perché il punto non dovrebbe essere impedire ai nostri migliori talenti di andare all’estero. Il punto dovrebbe essere costruire un sistema talmente competitivo da rendere difficile la scelta di partire e magari, un giorno, capace anche di attrarre i migliori talenti dall’estero come destinazione ambita. In Inghilterra stanno investendo in strutture, competenze, comunicazione, fan engagement e visione commerciale. Il risultato non arriva per magia: arriva perché esiste una strategia di sistema. L’Italia ha talento, storia, cultura calcistica e un potenziale ancora enorme. Quello che dobbiamo chiederci è se stiamo correndo alla stessa velocità degli altri. Perché mentre nel nostro Paese discutiamo ancora di quanto serva investire nel calcio femminile, altrove stanno già calcolando quanto può valere. È una differenza apparentemente sottile, ma enorme. Noi continueremo a fare la nostra parte portando competenze, relazioni internazionali e opportunità dentro il movimento italiano. Però la competizione ormai è globale e il talento, fortunatamente, ha imparato a viaggiare".
"La formula magica non esiste. E forse questa è la cattiva notizia. La buona è che conosciamo perfettamente gli ingredienti: investimenti, infrastrutture, competenze, professionalità, marketing, media, cultura sportiva e soprattutto una visione di lungo periodo. Serve poi avere il coraggio di considerare il calcio femminile non come una versione più piccola del calcio maschile, ma come un prodotto sportivo con una propria identità e un enorme potenziale ancora da sviluppare. Noi lo vediamo quotidianamente lavorando tra Italia, Europa e Stati Uniti. Dove esistono investimenti seri, strategie commerciali e persone competenti, il movimento accelera. Non possiamo pretendere risultati internazionali ragionando con una mentalità provinciale e conservativa. Se vogliamo competere con il futuro, dobbiamo iniziare a finanziarlo, organizzarlo e raccontarlo nel presente. La NWSL non deve essere qualcosa da copiare. Deve essere un benchmark da studiare e possibilmente, un giorno, da sfidare".
"Attraverso la normalizzazione dell’eccellenza. Il calcio femminile farà il vero salto culturale quando smetteremo di raccontarlo soltanto perché è femminile e inizieremo a raccontarlo perché produce talento, spettacolo, business, identità e grandi storie sportive. Un trasferimento come quello di Giulia rompe una barriera perché interessa anche persone che normalmente non seguono il movimento. Chelsea, Barcellona, una giovane italiana, un grande trasferimento internazionale: improvvisamente il calcio femminile entra nelle conversazioni del calcio senza bisogno di chiedere permesso. Ed è esattamente quello su cui lavoriamo ogni giorno come Assist Women. Noi non vogliamo semplicemente accompagnare la crescita del calcio femminile. Vogliamo contribuire ad accelerarla. Lo facciamo attraverso le carriere delle nostre ragazze, attraverso la comunicazione, le partnership, i progetti culturali e le relazioni internazionali. Ogni volta che una nostra calciatrice conquista uno spazio che qualche anno fa sembrava irraggiungibile, quello spazio diventa più accessibile per quella che arriverà dopo. Giulia oggi veste la maglia del Chelsea. Ma la parte più bella della storia potrebbe essere una bambina che, vedendola, decide di indossare per la prima volta un paio di scarpe da calcio".
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