Francesco “Ciccio” Calzona ha parlato al podcast “Pro Football” della sua ultima esperienza sulla panchina della Slovacchia e della sua carriera da allenatore. Queste le parole dell’ex mister del Napoli.


"Napoli è difficile da paragonare ad altri posti, perché c'è un amore per la squadra viscerale e tu lo percepisci da quando ti alzi la mattina fino alla sera quando vai a letto. Io abitavo a Pozzuoli e spesso andavo al ristorante a piedi che era lontano 10 minuti. Incontravi la gente, educata, ti salutava con tantissimo calore, anche nei momenti meno belli, anche nei momenti di difficoltà. Per cui quello che mi è rimasto impresso è l'equilibrio dei tifosi napoletani. Anche nella mia gestione c'erano sempre 50mila persone allo stadio, anche se la squadra non faceva risultati, indipendentemente dall'avversario. Questa è una cosa che ti rimane dentro, cioè capisci l'amore che hanno i napoletani per la propria squadra".


"Quando ho incontrato Sarri allenava i dilettanti e io avevo un po' accantonato l'idea di vivere di calcio. La nostalgia del calcio vero era tanta, per cui piano piano ho iniziato a crederci. E poi ho seguito Sarri, che mi ha chiesto di collaborare con lui perché lo conoscevo, era il mio promotore finanziario e da lì ho lasciato tutto, ho seguito lui ed è iniziata la storia. Con Maurizio ogni volta si parlava di lavoro e poi si finiva a parlare di calcio. Parlavamo 10 minuti di lavoro e 3 ore e mezza di calcio…".


“Nella stagione 2020/21 al Cagliari con Eusebio Di Francesco ricordo un allenamento in cui Godin mi chiedeva di tirargli il pallone addosso da distanza ravvicinata, sullo stomaco, e io non capivo qual era il motivo. Mi ha detto che a volte utilizzava questa cosa in un'altra squadra. L'allenatore dove lui aveva giocato faceva questo non so per quale motivo, forse per stimolarli alla guerra, al dolore, non lo so. E lui mi faceva tirare delle pallonate contro di lui da una distanza ravvicinata, 7-8 metri, per cui tiravo di collo pieno nel suo stomaco. È una cosa che non ho mai capito, ancora oggi non so l'utilità, però se lui voleva farla era anche il giocatore di un livello importante. È chiaro che io l'assecondavo, se lui si sentiva bene io lo assecondavo".