Il primo bacio con Noemi Bocchi, la morte del padre e non solo. Francesco Totti nel suo libro "Oltre" pubblicato da Cairo Editore, ha raccontato tanti aneddoti e curiosità sulla sua vita privata. Dalle anticipazioni pubblicate dal Corriere della Sera emerge un racconto di un uomo che ha vissuto determinati momenti come una persona qualunque, lontana da lusso e soldi. Ecco alcuni passaggi.
"Questo è il mio numero". "E questo il mio". Era bionda, era bellissima, se ne accorgevano tutti. Era dolce, era intelligente, era interessante: bello scoprirlo pian piano, parlandole.
Il primo bacio è arrivato moltissimo tempo dopo. Vicino a Piazza del Popolo, in auto, come due ragazzini, nella penombra. C’avevo un po’ di paura, ero emozionato per davvero. Di baci ne avevo dati in vita mia, ma quello lo consideravo importantissimo. Mica potevo sbagliarlo, come il rigore contro l’Australia al Mondiale del 2006. Momenti fondamentali per il futuro, inni alla gioia.
Ho iniziato a essere assalito dai dubbi dell’adolescente. La bacio io o aspetto che lo faccia lei? Chiudo gli occhi o li tengo aperti? E se poi non le piace? La lingua ci va oppure no? E se qualcuno ci vede? A quanto pare, ci siamo dati il bacio giusto al momento giusto. Con Roma sullo sfondo, e dentro di noi, e davanti a noi.
"Pronto?". Dall’altra parte, per lunghissimi istanti, solo silenzio, brevemente spezzato da un respiro che non definirei pesante, semmai rispettoso, quasi trattenuto. "Pronto?". "Purtroppo, Frà...". Appena ho sentito quel purtroppo, ho capito, il mondo è crollato.
Era morto papà. Me lo stava dicendo il dottore che lo aveva in cura allo Spallanzani di Roma, dov’era ricoverato. Forzando le proprie pause e le mie paure, con voce ferma e gentile. Una persona che non sgarrava mai e che, puntuale, si faceva sentire per gli aggiornamenti tra le 19.30 e le 20, tutte le sere.
Non so perché, ma le brutte notizie sono fucilate sparate sempre con largo anticipo, quella volta addirittura di sette ore. "Purtroppo, Frà, quando i pazienti vengono intubati, significa che è difficile tornare indietro".
Papà Enzo, il mitico Sceriffo, se n’era appena andato come aveva vissuto: senza parlare (lo faceva solo quando era strettamente necessario), se non con lo sguardo, con gli occhi. Gli ultimi istanti li ha trascorsi attaccato a un macchinario che lo aiutava a respirare, prima che il Covid-19 gli strappasse anche la residua riserva di fiato, ostruendo in maniera codarda gli ingranaggi, i polmoni.
Eccola, la morte che mi ha cambiato la vita, che non è un controsenso, è pura angoscia.
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