E' un caldo lunedì mattina di settembre e il dibattito sportivo-calcistico ruota attorno a quanto successo all'Allianz Stadium, con il pareggio fra il Milan di Ruben Amorim e la Juventus di Luciano Spalletti.
Un 1-1 che, a essere onesti intellettualmente, rimane un po' stretto alla formazione bianconera che per la proposta di gioco mostrata in campo e per le occasioni avute avrebbe meritato di uscire dall'impianto casalingo con un successo che l'avrebbe proiettata in cima alla graduatoria assieme a Roma e Inter.
Ma il calcio è anche questo e alla fine rossoneri e bianconeri si dividono la posta e rimangono nelle zone nobili della classifica, a ridosso delle capoliste. Nella serata di ieri, a registrare il goal del pareggio della Vecchia Signora, ci ha pensato un'intuizione del tecnico di Certaldo che ha inserito Gatti e gli ha permesso di fare numero in area di rigore, trovando l'incornata decisiva per l'1-1.
Un punto, dunque, guadagnato grazie a una marcatura di un elemento difensivo. Un dato oggettivo che pone alcune riflessioni interessanti alle quali fare attenzione.
In primis, mai come in questo avvio di campionato, in casa Juventus sono decisive le giocate da parte dei propri esterni e le finalizzazioni da parte dei pilastri difensivi.
Alla prima giornata, in quel di Frosinone, la formazione di Spalletti ha trovato la via della rete grazie a Gleison Bremer. Con il Parma è stato un esterno offensivo come Nico Gonzalez a sbloccare il risultato e un centrocampista (utilizzato in passato anche come difensore) come Teun Koopmeiners a chiudere i giochi.
Contro il Milan, il fatto è noto: pareggio nel recupero grazie al colpo di testa di Federico Gatti e quarto punto su sette portato a casa dalla squadra bianconera grazie ai difensori.
Dati oggettivi, sino a ora. Altrettanto oggettivo è presentare il conto degli attaccanti della Juventus fino a questo momento: questo conto, in realtà, è presto fatto poiché i due nuovi acquisti (Nick Woltemade e Randal Kolo Muani, che hanno preso il posto di Jonathan David, Lois Openda e Dusan Vlahovic) sono ancora a quota zero in gare ufficiali.
In particolar modo, dato che l'ex centravanti del Newcastle è arrivato negli ultimi giorni della sessione estiva di mercato, è la situazione dell'ex PSG e Tottenham da evidenziare: la condizione non è ancora ottimale, la resa in campo ne risente di conseguenza. Spalletti, però, a DAZN, è parso tranquillo: "Non so se può diventare un problema, ma Woltemade ha quella struttura lì ed è forte di testa, si può andare a usare. Kolo Muani? Sono su quel carro e ci resto, vediamo dove ci porterà. Salgo sul carro quando lo scelgo come punta, ora ci rimango fino a fine campionato. Vedremo dove ci porterà".
La fiducia rimane, ma è chiaro come serva ancora lavorare su alcuni principi e sulla condizione atletica per far ritrovare al francese lo smalto perso dalla sua prima avventura in bianconero.
C'è poi un altro dato, altrettanto oggettivo, che si può mettere in luce: all'inizio della scorsa stagione, a questo punto dopo tre giornate, la Juventus si trovava a punteggio pieno (battendo anche l'Inter in un Derby d'Italia casalingo scoppiettante terminato 4-3) con nove punti e i suoi centravanti avevano già trovato la via della rete.
David aveva deciso la sfida con il Parma, Vlahovic era stato decisivo nella trasferta del Marassi contro il Genoa, Yildiz (ora infortunato e out per i prossimi tre mesi, dunque non valutabile) aveva posto la sua firma contro i nerazzurri di Chivu.
La stagione, poi, ci ha dimostrato e mostrato una Juventus diversa che ha sofferto la prolungata assenza del centravanti serbo e che non ha trovato nel canadese le reti che ci si aspettava. Difficile, quindi, giudicare o paragonare, ma la sensazione è che Spalletti debba ancora lavorare e trovare la quadra per permettere a Kolo Muani in primis - e in secondo luogo a Woltemade - di agire al pieno del proprio atletismo e al 100% della loro abilità.
Per ora, il 9 non è un problema, ma può tornare a diventarlo? Al campo, come sempre, l'ultima parola.
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