Il Milan di Ruben Amorim riparte da Christian Pulisic.

Dopo le prime gare di questo campionato in cui il tecnico lusitano ha preferito risparmiare e dosare le energie del giocatore americano - per permettergli di recuperare dai fastidi alla caviglia che l'hanno perseguitato dai Mondiali casalinghi in estate -, è arrivato il momento che la trequarti torni ad essere presieduta da colui che, agli albori dell'era Amorim in rossonero, era sempre stato designato come imprescindibile da tutti gli addetti ai lavori.

Il motivo è semplice: seppur in questo momento, all'interno dell'organico meneghino, ci siano calciatori di giovane speranze (Cisse), prestiti che ancora non hanno sfruttato le poche opportunità a disposizione (Hutchinson) o leader che hanno avanzato il proprio raggio d'azione di qualche metro (Rabiot), è chiaro che a Ruben Amorim piaccia avere lì sulla trequarti un 10 maggiormente puro che sappia collegare i reparti, creare occasioni, infondere fantasia alla manovra e che abbia un buon fiuto del goal con cui essere decisivo o innescare la punta negli ultimi 20 metri.

Amorim affida il suo credo calcistico, nella sua più pura essenza, alla presenza di un giocatore che dia freschezza e ampiezza alla manovra, che sappia saltare l'uomo e risultare determinante. Tutte caratteristiche che, nel pieno delle condizioni fisiche, si possono tranquillamente intravedere e rivedere in Pulisic.

E Christian Pulisic ora è pronto a prendersi le sue responsabilità e a risollevare le sorti di un ambiente, quello rossonero, che dopo la prima sconfitta stagionale arrivata in Europa League contro il Benfica ha cominciato a mugugnare.

Responsabilità che Ruben Amorim comprende, gli affida e si prende anche per sé: il futuro del tecnico non è assolutamente in bilico, allo stato attuale dei fatti, e il management di Via Aldo Rossi ripone in lui piena fiducia per un progetto che deve essere di rinascita pluriennale. Ma è evidente come andare e godersi la sosta a -2 dalle capoliste e rispondendo sul campo alle critiche sul gioco mostrato fanno tutta la differenza del mondo.

Gerry Cardinale, d'altronde, nella classica call andata in scena con Amorim, ha ribadito un concetto di base ferreo: la fiducia rimane, ma deve essere ripagata e supportata dai risultati in campo e dal mostrare quella filosofia di calcio dominante tanto promessa e auspicata. Facciamola breve e andiamo al succo della questione: Cardinale si aspetta che siano i migliori giocatori a scendere in campo, senza troppi calcoli legati al minutaggio e alle rotazioni.

E fra i migliori, in casa Milan, rimane sempre Pulisic i cui annosi problemi rimediati a causa della microfrattura rimediata a luglio durante i Mondiali (che non gli hanno permesso di essere al 100% della sua condizione atletica e di vivere la preparazione estiva come avrebbe voluto) possono ora considerarsi superati, anche se non siamo ancora al punto di poter disputare un'intera gara da 90 minuti.

Ma dall'inizio, Pulisic ci sarà e anche da lui passerà la risoluzione di uno dei primi problemi di questo Milan di avvio stagione: le zero reti nei primi tempi.

Come detto, lo statunitense sarà in campo dal 1'. Una sensazione che, dati alla mano, non vive dal lontano 26 aprile: era la sfida contro la Juventus, in casa a San Siro, ed è stato l'ultimo match disputato da Pulisic come titolare del Milan.

Ben cinque mesi dopo, eccoci tornati a quella che è stata la normalità degli ultimi anni: una maglia dall'inizio. Maglia che, come sempre, va sudata, onorata e meritata e per la quale l'americano vuole ritornare a segnare: non è una novità che il 2026 di Pulisic sia stato un annus horribilis.

Al di là dei vari problemi fisici e di un Mondiale casalingo terminato al di sotto delle aspettative prefissate sia sul lato personale che su quello collettivo di Nazionale, il 2026 di Pulisic è privo di gioie: non ha ancora mai siglato una rete in partite ufficiali. Un dato che preoccupa, considerando l'importanza dell'ex Chelsea e Borussia Dortmund in questo Milan e la quantità (e qualità) di reti che l'americano ha fornito sin dal suo arrivo nel capoluogo lombardo.

Il riscatto del Milan passa anche dal suo personale.

Un riscatto che potrà anche far riflettere tutte le parti in causa sul suo rinnovo di contratto.

Ciò che sembrava un automatismo agli inizi di questo anno è diventato una delle incertezze e delle telenovele più lunghe con le quali il club di Via Aldo Rossi ha e avrà a che fare.

Cardinale era già pronto a compiere un passo in avanti con Pulisic e a prolungare la scadenza del suo contratto (datato 30 giugno 2027, seppur il Milan abbia la facoltà di estendere unilateralmente l'accordo sino al 2028), ma ancora un accordo totale fra le parti non è arrivato. I dialoghi non sono ripresi dopo la primavera, ma nelle prossime settimane si ricomincerà a tessere la ragnatela per arrivare a una quadra che soddisfi.

Ancor meglio se a dialogare con il Milan fosse quel Christian Pulisic determinante, sorridente e decisivo: stasera, al Meazza, ci sarà lui dal 1' e di fronte ci sarà quel Lecce che resta il suo bersaglio preferito in Serie A con cinque centri in altrettanti incroci. Il destino sa essere beffardo, ma anche profetico: se il matrimonio è destinato a proseguire, fornirà il suo segnale, ma tutto dipende anche da Pulisic.

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