Luciano Spalletti si è concesso a Tuttosport per una lunga intervista in esclusiva. Tanti i temi toccati dall’allenatore della Juventus, ecco i principali.
“Alla Roma ho allenato una tifoseria, a Napoli alleni una città. All’Inter una tradizione, in Nazionale un popolo. Alla Juve alleni invece una mentalità: è la storia del calcio. Qui c’è la modalità Juventus: non è solo un’emozione impetuosa. È gioia, orgoglio e responsabilità: sono sentimenti che non mi lasciano mai solo. È l’intensità mai banale di tristezze esagerate e felicità travolgenti. Non devi vivere solo di calcio, ma di Juventus. Siamo in competizione col nostro livello e non con gli altri. Il nostro club è sinonimo di eccellenza calcistica, per questo l’interesse nei nostri confronti è globale. È un qualcosa di grandioso. Di grandissimo. Fare qualcosa che ti piace è libertà, essere felice di andarlo a fare è amore. Ci sono delle responsabilità altissime, certo: per noi sarà difficile, ma è un compito che mi prendo volentieri".
“Ho accettato di venire qui per la fiducia nella squadra. Poi quella in me stesso e infine la storia del club. L’esperienza ti porta ad accettare e gestire tutto ciò che accade, senza che incida mai oltremodo sulla felicità che provo ogni giorno nel fare questo mestiere stupendo. Qui c’è bellezza, non ho avuto alcuna titubanza o dubbio. Ci ho messo un attimo a volermi confrontare con questo mondo, poi è maturata la possibilità di rinnovare e di iniziare a gettare delle basi per il lavoro che verrà. Vedremo se riusciremo ad andarci a prendere quello che tutti si aspettano”.
“Elkann ha una dote in particolare: la semplicità, quella che ti permette di entrare subito in contatto con chi si ha di fronte. Per me è stato un incontro prezioso: capisci subito l’autenticità delle sue conoscenze e delle sue esperienze. È in atto un cambiamento. Lo raccontano i nuovi vertici societari: la proprietà, però, resta la stessa ed è un bene. Ora abbiamo bisogno di maturazione e di tempo, va fatto qualche passo in linea con quello precedente. L’inizio non è stato felicissimo: c’è questa sconfitta col Sassuolo che fa male, ma siamo sulla buona strada. Vedo delle cose corrette per riprendere quel livello, quel ritmo e quel gioco di squadra che l’anno scorso abbiamo fatto vedere per diverso tempo”.
"Aumento di capitale da 250 milioni? Mi sento ancora più responsabilizzato nella mia professione, c’è un po’ di pressione in più. Devi essere disponibile al lavoro, ma mi fa piacere far parte di tutto questo. La proprietà interviene per garantire stabilità al club: la famiglia ha molto a cuore la Juventus".
“Chi mi ha ispirato nella storia della Juve? Sicuramente Gianluca Vialli. Da giocatore mi sbatteva per terra nei contrasti, poi mi dava la mano e mi sorrideva. Così viveva il calcio. Portava potenza, sorriso e rispetto sul campo. Ti buttava giù come un gladiatore e ti rialzava come un fratello: capivi subito chi fosse davvero".
“Chi si è accanito in passato su di me ha perso il proprio tempo. Tutta fatica sprecata. Mi sono sempre criticato da solo. Sono il più bravo a non concedermi alibi e scuse. Di fronte agli eccessi, di critiche e lodi, prendo sempre solo una parte per migliorarmi. Dobbiamo aumentare tutti la nostra capacità di essere disprezzati: io ho imparato a gestirlo, mi hanno scritto di tutto. Ho dato testate alla scrivania, ho citato le Galline del Cioni. In famiglia siamo delle belvette: mio fratello quando tornavo a casa mi guardava e mi urlava “Grande, stiamo sui coglioni a tutti, vuol dire che stai facendo un lavoro perfetto”. Ecco, cerco di non dimenticare mai quell’insegnamento, quella gioia nel prendere di petto il disprezzo. Perché solo l’accettazione del disprezzo, il sapere che non si può piacere a tutti, rende liberi di essere se stessi".
“Vlahovic deve ancora raggiungere la tranquillità. Deve trovare un equilibrio personale, perché si incasina da solo: se gli dai troppo gas e se gliene dai troppo poco. È questione di equilibrio, di temperatura emotiva da trovare”.
“Yildiz mette la cromatura alle giocate, le fa luccicare. Ogni sua giocata è un manufatto di ingegno. È uno che rompe il sistema: non sa neanche lui cosa possa fare. Inizia l’azione, ma non ha un piano prestabilito su che finta mettere in atto. Capita che qualcuno in allenamento legga in anticipo il movimento che lui farà. Ma Kenan passa lo stesso. Anche se lo conosci, non lo freghi: ha la follia nell’inventiva. Per me è accostabile a Kvara: ha bisogno solo di giocare un altro po’, ma lo vedo molto simile negli imprevisti che viene a creare. Per come cerca di stare sempre fuori dai tempi di gioco e dalle regole della giocata. È già un leader, gli riconoscono lo scettro: è un bravissimo ragazzo, semplicissimo, proprio quello della porta accanto. Ma è leader. Non deve per forza parlare alla squadra. Ho avuto Nestor Sensini all’Udinese: non diceva una parola. Nemmeno salutava a volte. Ma il suo carisma costringeva tutti a seguirlo, era magnetico”.
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