Quali sono le parole del commissario tecnico del Portogallo Jorge Jesus che hanno scatenato la rabbia di Cristiano Ronaldo e hanno condotto all'improvviso ammutinamento e alla decisione di abbandonare il ritiro della nazionale per fare ritorno in Arabia Saudita? L'allenatore che aveva condiviso col cinque volte Pallone d'oro la recente esperienza proprio alla guida dell'Al-Nassr – culminata della vittoria dell'ultima Saudi Pro League – ha preso la parola ieri in conferenza stampa, alla vigilia della partita di Nations League contro la Danimarca.

“Non è che abbia problemi a rispondere, ma l'attenzione è sulla Danimarca. Sembra che siamo venuti qui per giocare un'amichevole, senza alcun interesse. Questo è l'obiettivo principale, anche per me e i miei giocatori. È più importante di quello che state dicendo. Non c'è stato nessun incidente. Ho già spiegato perché è successo. Lo spiegherò di nuovo. Non ho problemi con gli incidenti. Ne ho avuti tanti durante la mia carriera. Ma non cercate di farne un dramma. Ho detto a Cris che non avrebbe giocato queste due partite. Ho pensato che durante la partita avrei potuto aver bisogno di lui e che si sarebbe riscaldato. E quindi non l'ho fatto entrare. Qualsiasi giocatore, quando ci riscaldiamo per 20 o 30 minuti, e poi non entra in campo. Nessuno è contento di questo. Tanto meno di Cris. Tanto meno di Pelé, Maradona. 30 minuti, io, Pelé o Maradona? Questa è la situazione. I diritti sono uguali e, in qualità di allenatore, ho deciso di non farlo entrare”.

L'affondo di Jorge Jesus è proseguito, facendo uno specifico riferimento al confronto avuto nella sede del ritiro con Ronaldo stesso e il presidente federale Pedro Proença, piombato in fretta e furia in Danimarca per affrontare la questione: “Mi hanno costretto a parlare con Cris di un caso che non era un caso. Cris, in Portogallo si parla tanto del fatto che dobbiamo parlare, non capisco cosa stia succedendo. Non c'era niente di cui parlare. Quello di cui abbiamo parlato è quello che ha detto in conferenza stampa. Ha detto: 'Sono qui perché decidiate voi. Se volete che giochi, giocherò. Se volete che vada in tribuna, ci andrò'. Il presidente è venuto, ovviamente, deve essere qui con la squadra. Parlando di quello che si diceva in Portogallo , volevo sapere cosa fosse successo. Ma dopo cena avevamo già risolto il problema, che non era un problema. Posso promettere quello che voglio. Sono l'allenatore. Sono l'allenatore, ho detto al giocatore che non avrebbe giocato. Ti metterò in panchina. Se avrò bisogno di te per 30 minuti giocherai, altrimenti no. Nessun giocatore mi farà mai cambiare idea. Né lui, né nessun altro nel mondo del calcio. Né alcun presidente. Mai, zero”.