Giovanni Carnevali, dirigente della Juventus, è intervenuto al Festival dello Sport di Trento parlando dei suoi primi mesi in bianconero dopo gli anni al Sassuolo:
“L’arrivo alla Juve? Ero concentrato sul Sassuolo, dovevamo ripartire. Avevamo appena deciso di iniziare con Aquilani, avevo chiuso l’accordo. Tant’è che il mister il giorno dopo essere andato alla Juve mi ha detto: ‘Non potevi dirmelo?’. E gli dico: “Non lo sapevo neanche io!’ Il primo pensiero? Gioia ed emozione. Ma il primissimo è andato Sassuolo. Ho lavorato 13 anni lì, abbiamo costruito qualcosa di straordinario. In quel momento ho pianto, lasciavo una famiglia, creata da Squinzi. È grazie a loro se ora sono alla Juventus”.
“L’ho sentito poco fa. Ho avuto la fortuna di lavorare con presidenti importanti, lui è un uomo straordinario. Non lo conoscevo prima. In questi giorni lo sto sentendo spesso, capisci la grande forza della persona. Basta vedere quanto è successo ieri, l’investimento ulteriore che è andato a fare: credere nella società, credere nella Juventus. Tutti dobbiamo fare qualcosa in più per essere riconoscenti verso di lui”. L’obiettivo: in una parola, “vincere”.
“Problemi alla Juve in questi anni? “Sono arrivato da poco… Sono abituato a guardare presente e futuro. Ci sta fare degli errori, parto da quello che c’è. Nel limite del possibile, volevamo cambiare più giocatori possibili. Avremmo potuto farne di più? Forse. Man mano sto capendo quali sono le aree dove si può migliorare. L’esperienza mi aiuta ad accelerare i tempi. Vogliamo creare più italianità, non è facile. Mercato internazionale è ampio, ci sono normative che ti aiutano di più. Avere giocatori italiani forti non è semplice, la voglia è quella di inserirli. Vorrei prendere dei giovani. Gli stranieri? Dobbiamo stare attenti a non prendere quelli di basso livello”.
“Quello che conta è vincere. Sì, devi vincere. Ma devi anche capire come farlo. Col lavoro, costruendo una base solida, cercando di non fare cambiamenti ogni anni. C’è un percorso, e il percorso ti porta a ottenere un risultato. Quarto posto? È diventato più business che calcio, se arrivi in Champions è una cosa, altrimenti è un bagno di sangue. Noi non ci accontentiamo, l’obiettivo di tutti noi è quello di vincere”.
"Lo abbiamo pagato il giusto, credo di sì. E di prospettiva: dobbiamo puntare a questi, difficile puntare a un top e spendere determinate cifre. Dobbiamo pensare anche a qualcuno che possa essere rivenduto a 70/80 milioni. Abbiamo rischiato di perderlo, il Chelsea aveva fatto un’offerta superiore. Non siamo competitivi col mercato della Champions, avremmo fatto la stessa fine dell’Inter con Palestra”.
“Di allenatori ne ho visti tanti, lui è capace, insegna. Abbiamo bisogno di tecnici come lui. Vorrei farvi venire a vedere un allenamento. Ha il suo carattere, ci mancherebbe. Ognuno è diverso dagli altri. Lui ha grande voglia di vincere”. Il fantasma Conte? “È un amico e allenatore top, però non è mai stato un nostro pensiero”.
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