Non riemerge dalla sua crisi di risultati e di identità il Manchester United, che contro l'altrettanto pericolante Tottenham di Roberto De Zerbi spreca una grande occasione di ritornare alla vittoria e porta a quattro la sequenza di match consecutivi senza i tre punti. Era dal maggio 2025 che i Red Devils non riuscivano a vincere per così tante partite. Il rammarico più grande per gli uomini di Michael Carrick è che, dopo aver sofferto per larghi tratti gli avversari, erano riusciti a sbloccare la partita al 73° con Mbeumo e poco più tardi avevano beneficiato del rosso a Bentancur per ritrovarsi in superiorità numerica.

Una condizione che invece che favorire il Manchester United ha spinto Bruno Fernandes e compagni ad arretrare sempre di più per conservare il vantaggio, finendo invece per incassare la rete dell'1-1 del Tottenham ad opera di Solanke. L'unica vittoria in Premier League dei Diavoli Rossi resta così il largo 5-2 all'Ipswich Town dello scorso 30 agosto, prima e dopo il quale sono arrivati solo tre pareggi, per produrre un distacco di quattro punti dalla zona Champions League e ben nove dalla capolista Arsenal. Numeri che inquietano e che sono destinati ad alimentare ulteriormente il dibattito attorno alla posizione dell'allenatore Michael Carrick. Che nelle prime sei partite della sua gestione, iniziata lo scorso 17 gennaio al posto dell'esonerato Rubén Amorim, aveva ottenuto cinque vittorie (di cui quattro consecutive) ed un pari.

I soli 6 punti conquistati invece in questo inizio di stagione rappresentano la peggior partenza in campionato del Manchester United da 40 anni a questa parte. Pur godendo della fiducia di dirigenza e proprietà, di un contratto sottoscritto recentemente sino a giugno 2028, Micheal Carrick non può non essere considerato un tecnico sotto osservazione. Al netto dei molti infortuni accusati dalla sua squadra, la qualità del gioco e la scarsa intensità messa in campo sono alcuni dei temi principali di una gestione che sta portando troppo poco. A dispetto di investimenti sul mercato per oltre 170 milioni di euro. Ed è in momenti come questi che il nome di Antonio Conte torna ad aleggiare attorno ad Old Trafford.

Nel corso della settimana, l'ex allenatore del Napoli ha concesso un'intervista a The Athletic, nella quale ha confessato il suo desiderio di tornare quanto prima ad allenare una big del calcio mondiale e lanciando diversi segnali che, negli ambienti di mercato, sono stati letti come un indizio del suo interesse per la panchina del Manchester United. “Ci sono molti club che hanno in qualche modo perso di vista la propria storia. Mi piacerebbe andare in uno di questi club per rispolverare quella storia e farla risplendere ancora una volta. Club in cui c’è pressione, dove, in fin dei conti, sai benissimo che non ci vai solo per partecipare, ma per competere. Anche quell’uno per cento… ma deve essere un uno per cento che può diventare il 70, l’80 o persino il 100 per cento. Dipende da come lo comunichi. L’allenatore è importante, perché trasmette quel messaggio, giorno dopo giorno”, ha dichiarato l'allenatore italiano.

Conte è reduce da un'esperienza biennale al Napoli, nel corso della quale ha conquistato uno Scudetto ed una Supercoppa Italiana e dove ha percepito un ingaggio di 8 milioni di euro netti a stagione più bonus. In caso di chiamata da parte del Manchester United, si tratterebbe per lui della terza avventura alla guida di una squadra inglese, dopo il periodo al Chelsea (2016-2018) – nel quale ha portato a casa una Premier League e una FA Cup – e quello al Tottenham, da subentrante nella stagione 2021/2022, fino alla separazione consensuale del marzo 2023.