Juventus-Atalanta negli ultimi anni è stata tutto fuorché una partita semplice e banale. Quest'anno ad aggiungere il carico sulla gara ci penserà il grande ex Maurizio Sarri, uno scudetto in bianconero e oggi allenatore dei nerazzurri.
Intervenendo in conferenza stampa Sarri ha presentato la gara, ribadendo come il capitolo Juve sia chiuso nel passato per lui e proiettandosi alla gara con alcuni chiarimenti tecnici e tattici sulle scelte che riguardano Raspadori, Kessi e non solo. Ecco le sue parole.
""Difesa" è una parola che mi piace poco: la fase difensiva, fino all'ultima partita, è stata fatta troppo bassa e troppo passiva, era abbastanza evidente. Nell'ultima partita ci sono stati segnali diversi: non buone letture, però perlomeno il baricentro della squadra e la linea di pressione erano molto più alti. Con Kossounou non c'è niente da gestire, e gioca Kristensen"
"Cosa prevale del ricordo della stagione alla Juve? Né orgoglio né rimpianto. È stata un'esperienza strana, difficile, per motivi anche extracalcistici, come sai benissimo. È finita con una vittoria che era stata considerata scontata e che non lo era nella maniera più assoluta. Però poi è finita lì, quindi per me è una pagina chiusa".
"Troppi esoneri frettolosi alla prima difficoltà in Serie A? Dimmelo te cosa ne pensi, l'opinione la fai te, non io: io faccio le partite. Se si è creato questo tipo di mentalità, io vedo due grandi responsabilità: voi (giornalisti ndr.) e le dirigenze. Non vedo altri tipi di responsabilità. C'è un'intervista a Klopp in cui dice che prima di un certo tempo di lavoro con un allenatore non si può vedere nulla: figuriamoci il primo mese"
"La partita di domani la vedo dura, ma non per Spalletti: per quelli che vanno in campo. Noi allenatori, purtroppo, siamo molto collegati ai ragazzi che scendono in campo: non è che abbiamo i joystick e abbiamo tutto sotto controllo, è impossibile farlo e non sarebbe neanche giusto. Siamo tutti legati al tipo di giocatori che abbiamo in quel momento e al tipo di calcio che possiamo giocare con determinati interpreti. Con lui ho un buon rapporto, soprattutto per gli anni in cui ero a Empoli: mi sembra fosse rientrato dalla Russia e per un periodo lo vedevo minimo una o due volte alla settimana. Il rapporto è buono, poi in campo, chiaramente, domani ognuno penserà alla sua squadra"
"Giacomo è un calciatore che in questi ultimi due mesi ha avuto delle difficoltà, ma vista anche l'ultima partita, dove ha fatto bene, lo considero un giocatore in crescita. Ai tempi del Napoli, me lo ricordo incidere molto nelle partite anche entrando dalla panchina"
"Gaetano e Kessié possono giocare insieme, certamente. Sia Gaetano che Kessié hanno la capacità di giocare in diverse posizioni del campo, ma nonostante ciò vedo il futuro di Gaetano più da regista".
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