Giacomo Calò, centrocampista del sorprendente Frosinone di Alvini, ha parlato al Corriere dello Sport:

"Obiettivo? Restare anziché passare e salutare per la quarta volta. Tutto quello che non mi è successo prima lo ho avuto a Frosinone. A dire il vero non so dire se siamo dove pensavano o no. So che noi siamo rimasti quelli dello scorso anno, con l’idea di affrontare ogni partita allo stesso modo, con le nostre caratteristiche, la nostra identità".

"Il ct Baldini ci aveva ovviamente già visti molto bene prima, perché i nostri ragazzi nella Under 21 li convoca da quando è arrivato. Noi manifesto italiano? Chiaro che una cosa così ci fa piacere. Sicuramente noi ora esprimiamo attraverso la nostra rosa un prodotto italiano che vale e di cui andare orgogliosi: è una scelta precisa del club. Ho letto l’intervista di Frattesi che ha denunciato come gli italiani da noi giochino meno e questo crei problemi al ct che deve fare le convocazioni in Nazionale. Vero, da questo punto di vista siamo migliorati ma si può fare ancora tanto meglio".

"Magari sì, negli anni poi sicuramente qualcosa avrò sbagliato. Ora mi voglio godere tutto. Che devo dire, a volte scattano dinamiche che non conosci fino in fondo. Sì, la Samp mi lasciò libero, il Genoa forse non mi ha mai visto sul serio. Ho fatto un paio di settimane di ritiro senza essere nei piani. Ho imparato che nel calcio di meritocrazia non ce ne sta troppa. Così come spesso ad un giovane italiano si è preferito uno straniero, con danni a tutto il movimento".

"Mah, davvero troppo. Ma chi la dice ‘sta roba qua? Non so come sia uscita. Pirlo è un gigante, inarrivabile, io sono al primo anno in A. Lasciamo stare Pirlo per cortesia: conta dove li fai gli assist, io i suoi palcoscenici non so cosa siano. Pirlo, Busquets e in chiave più moderna Rodri. Si è capito chi è per me Pirlo? Altro che paragonarmi".